6.D-Nota sulla sviluppo (P. Stanziale Omologazioni …)

 

 

Vi scongiuro di essere indignati.

M. L. King

 

 

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Il territorio di Sessa Aurunca si presenta con un arco di possibilità di sviluppo effettivamente straordinario in una prospettiva di interventi organici finalizzati alla produzione di beni, ma soprattutto di servizi. Già Franco Compasso negli anni ottanta, come abbiamo già accennato in precedenza, aveva realizzato una serie di studi e di iniziative che vedevano il territorio comunale di Sessa Aurunca come parte di una più ampia area reticolare di sviluppo nel contesto territoriale di Mondragone, Teano, Roccamonfina, Suio, Minturno: un’area questa, caratterizzata da varie costanti di potenzialità culturale ed economica.

Per quanto riguarda specificatamente l'area di Sessa Aurunca è possibile, in ogni caso, riprendere l’idea delle evidenti direttrici di intervento, secondo lo schema che segue, cercando di sintetizzare, in modo certamente non esaustivo, quello che rappresenta un progetto di ciò che oggi si definisce come sviluppo d'area.

1.1) Anzitutto una riqualificazione forte dell'area balneare, riqualificazione da intendersi come risanamento e recupero di una balneabilità normale come risultato di interventi tecnici specifici, ma anche come miglioramento, ancora una volta qualitativo, dell'offerta di servizi e di recupero urbano dell'area, oltre che attraverso la realizzazione di strutture ricettive portuali marine e/o fluviali ecocompatibili.

1.2) Valorizzazione effettiva del patrimonio storico-monumentale-archeologico del territorio, tale da costituire polo turistico, unitamente a possibili forme di ricettività alberghiera locale pure nell'area urbana centrale. In tale ambito, il volontariato organizzato può dare un contributo notevole, come pure quelle aggregazioni sociali istituzionalmente riconosciute ed operatori locali e non del settore. La collaborazione della Chiesa in questo campo è indispensabile come disponibilità fruitiva del suo notevole patrimonio monumentale e artistico.

1.3) Opportuno sviluppo e valorizzazione dell'area fluviale anche per il suo interesse termale.

1.4) Articolazione di iniziative istituzionali e private rispetto ad uno sviluppo dell'area di interesse agrituristico individuata nella fascia collinare alta del territorio comunale: ciò in una prospettiva ecocompatibile ed articolata nell'ambito di una ricettività stagionale residenziale, di sfruttamento del patrimonio paesaggistico, attraverso la creazione di itinerari significativi, e con la opportuna valorizzazione della produzione artigianale locale.

1.5) Visibilità significativa ed opportuna della produzione artigianale locale nella sua varietà merceologica e nelle sue possibilità di commercializzazione.

1.6) Progettazione e realizzazione di infrastrutture nelle aree pianeggianti e pedecollinari atte a richiamare insediamenti industriali non inquinanti, relativi a produzioni di beni capitali e non strumentali e/o ad alto valore tecnologico. Questa prospettiva di industrializzazione soft si presenta come dato imprescindibile per uno sviluppo d'area, come ormai ritiene la maggior parte degli studiosi.

1.7 Stabilizzazione della legalità territoriale come elemento importante per l'attrazione di investimenti di sviluppo.

1.8) Dal punto di vista strutturale l’ammodernamento della struttura viaria rappresenta pure un fattore di notevole importanza, in particolare per quanto riguarda il capoluogo ed alcune frazioni per le quali la necessità di raccordi decongestionanti l’aerea urbana costituiscono priorità rispetto ad interventi da sviluppare in fase successiva di programmazione dell’assetto viario territoriale regionale ed interregionale futuro.

1.9) Opportuna promozione regionale, nazionale ed internazionale dell’area locale per le sue caratteristiche di richiamo.

Questi alcuni punti strategicamente decisivi, richiamanti un possibile progetto organico di decollo territoriale. In particolare i settori turistico e culturale vanno considerati come poli di richiamo per flussi relativi sia all'area napoletana che come organico raccordo con il sud-pontino e con le direttrici dell'entroterra. Un progetto siffatto va pensato e progettato in una prospettiva di tempi non brevi, ma certo pur in una consapevolezza di grave ritardo storico. E, al momento attuale, un progetto del genere va a prevedere un forte impegno delle istituzioni politico-amministrative unitamente ad una forte presenza di attori sociali ed economici della società civile, nonché l'intervento, opportunamente richiamato, delle istituzioni statali e comunitarie. Ovviamente uno dei presupposti fondamentali per tutto quanto sopra esposto è il Piano Regolatore Generale. Tale Piano, attualmente in fermo burocratico, dopo un ritardo più che decennale, pur necessitando di opportune e indispensabili integrazioni in merito a tipologie previsionali e ad assetti di sviluppo, rimane uno dei momenti certamente qualificanti per una visione innovativa del locale in merito alle sue possibilità di sviluppo democratico e produttivo.

In ogni caso già la razionale valorizzazione dell’esistente può attivare un minimo di processualità evolutiva. Il fatto, ad esempio, che oggi Sessa Aurunca è sede di varie Scuole secondarie superiori, con un bacino di utenza abbastanza ampio e caratterizzato da un cospicuo pendolarismo; ciò può costituire una occasione per ampliare ulteriormente l’offerta di formazione mediante la diversificazione dei corsi di studio e attraverso l’istituzione di corsi post-diploma (in tale direzione già sta operando l’ITCG Florimonte). Se a questo si aggiunge, nel quadro dell’autonomia scolastica, l’istituzione di corsi pomeridiani integrativi nel campo delle lingue, nel campo delle tecnologie informatiche della conservazione dei beni culturali, ecc., ecco che viene a completarsi un quadro di attività di richiamo che potrebbero, con l’auspicabile avvio di un servizio interscolastico di mensa, o di convenzioni con strutture di ristorazione esistenti, costituire una offerta organica di servizi con induzioni interessanti.

2

La figurazione del patto territoriale, del piano di sviluppo d’area e/o dell’inserimento in un progetto di patto territoriale (che ha, in genere, una ampiezza provinciale, ma che è pure applicabile ad aree che presentano particolari indicatori negativi quali quelli della zona sessana che presenta altissimi indici di disoccupazione in generale e giovanile) sembra essere una chance positiva sulla via di uno sviluppo generale del locale pure in una prospettiva europea (e comunque non va dimenticato, nel considerare tale prospettiva, il fatto che nel 1993 l’Italia è ultima nel recepire le politiche sociali europee con il 57 % di direttive adottate).

I finanziamenti per questi interventi sono vari, ne indichiamo qui di seguito alcuni.

Unione Europea: 2000 ecu per l’assistenza tecnica;

Governo Italiano: 12.000 mld- 5.400+ 4.000 mld per il periodo 1998- 2004;

Min. Tesoro: 635 mld per il Sud;

Min. Tesoro: 2000 mld per programmazione negoziata;

n. 9 patti approvati per il Mezzogiorno per 320 mld all’1.4.98;

n. 12 patti approvati + n.2 contratti d’area per 900 mld all’1.4.98;

n. 23 patti approvati per 1450 mld al1’1.3.99;

previsione per l’occupazione (fonte governativa): occupazione di 1.070.000 giovani

attraverso varie forme di contratto (B. Fiammeri 1998 1999 e altri).

La filosofia dei patti territoriali (deliberazione CIPE 21.3.97) sembra essere, negli ultimi anni, una prospettiva che presenta ampi margini di consensi e si colloca nella stessa filosofia di fondo delle iniziative di Bassolino e in una prospettiva europea. Anche i contratti d’area come espressione del partenariato sociale rappresentano uno strumento di supporto operativo che negli ultimi tempi ha consentito il recupero di aree che rientrano nelle leggi 219/81, 488/92, 236/93 e 662/96. Anche in questo caso i soci sono le Amministrazioni statali, regionali, gli enti locali, gli OO.SS. e gli intermediari finanziari. L’esperienza di riferimento europeo è quella dell’Agenzia per la Baia di Cardiff nel Galles, mentre la realtà industriale di Melfi, con tutti i suoi limiti, rappresenta un caso in cui il protagonista principale è l’impresa capitalistica. Altre realtà italiane importanti, come attuazione dei contratti, nel Mezzogiorno sono: Manfredonia, l’area torrese-stabiese, Sud Catania, Bari nord.

Partendo dall’esperienza olivettiana oggi l’ipotesi del patto territoriale rappresenta una prospettiva di sviluppo nel passare da una politica di welfare ad una strategia di workfare (A. Bonomi 1998). In effetti quello che viene definito come passaggio da un ambito di comunità naturale ad un ambito di comunità artificiale (A. Bonomi cit.), con la produzione di connessioni con componenti a più ampio raggio, rappresenta una via di modernizzazione europea che vede nella programmazione concertata una modalità di sviluppo territoriale auspicata non da ora per il Mezzogiorno. Questa strategia teorizzata nel 1996 da De Rita (1998) del CNEL individuava quattro attori di sviluppo locale nei sindaci, nei soggetti intermedi della rappresentanza, nell’imprenditorialità e nelle banche. Questo che può ben definirsi processo di promozione territoriale si richiama, per Bonomi (cit.) ad alcuni che, più che parametri (perimetrazione territoriale, gerarchia degli interessi e selezione delle idee-forza dello sviluppo, rapporto tra la struttura locale emergente e la Pubblica Amministrazione, competenze ed i saperi locali, individuazione delle aree di reperimento delle risorse), vanno ad essere aree problematiche se riferite a realtà socio-territoriali in cui la filosofia dell’azione di sviluppo non trova il necessario riscontro operativo in una cultura dello sviluppo (livello locale). E’ questo il collo di bottiglia, l’area critica in cui il processo tende ad insabbiarsi, oltre alla possibile conflittualità tra locale, regionale e ministeriale. Si tratta di ostacoli non certo insormontabili ma che sono pertinenti proprio a quella cultura dello sviluppo che non sembra emergere in modo concreto e con direzioni definite in molte realtà locali del Mezzogiorno.

3

Uno degli indicatori che può essere significativo in tale ordine di argomentazioni è l’utilizzo di una nuova figura nelle amministrazioni locali (legge 127 del 15.05.97) con popolazione superiore a 15.000 abitanti: il City manager. Questa figura, che potrebbe svolgere un effettivo ruolo di management orientato ai risultati rispetto allo stakeholder, lasciando al Sindaco ed agli organi politici la centralità della progettazione e della definizione degli indirizzi e delle direttive (dalla norma alla pianificazione), ebbene, l’utilizzo di tale figura viene vista spesso come limitazione dei poteri e delle possibilità di manovra dalle classi dirigenti locali. Ciò indicando come quella cultura europea dello sviluppo sia ancora estranea al tradizionale esercizio del potere politico-amministrativo quale ancora vige in molte realtà del Mezzogiorno. Essa è ancora da costruire (A. Scassellati 1998) dato che si è sempre puntato ad interventi dall’alto e poco sulla valorizzazione delle possibilità locali (centralismo e omologazione) tranne che in aree circoscritte del Nord e nel periodo della DC pre-fanfaniana (U. Scassellati in A. Scassellati cit.). Inoltre, il centralismo è stato ed è funzionale al trasformismo ed alle oligarchie, riducendo la serie delle relazioni sociali e della partecipazione decisionale la quale, d’altra parte, spesso emerge come non risolutivo aumento di complessità.

Anche la coesione sociale come risorsa, postulata da Bonomi (cit.) per lo sviluppo del locale, coesione da intendersi come cultura civica, reticoli imprenditoriali, beni relazionali ecc., è ancora una situazione estranea a società come quella locale analizzata nel secondo capitolo del presente lavoro. Questo significa che sforzi vari andrebbero fatti nella direzione di un patto sociale come passaggio propedeutico indispensabile verso un possibile patto territoriale. L’individuazione di strutture operanti nella prospettiva di una coesione sociale, la promozione di valori civici non conservativi o nostalgici, la costruzione di una immagine del locale con contorni di positività: tutto ciò potrebbe ben delineare una positiva apertura socioculturale. In tale direzione la Chiesa stessa, le agenzie educative, i dipartimenti di igiene mentale e le aggregazioni culturali possono, se raccordate appunto in un patto sociale, realizzare un’opera valida (in una prospettiva di community development) nella pratica di quella ragione comunicativa di cui parlavamo nell’introduzione. Un patto sociale quindi che potrebbe, anche parallelamente, consentire l’innesco di un progetto di sviluppo di respiro europeo.

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Oggi la dimensione locale, nelle sue potenzialità di sviluppo, va vista in una prospettiva transnazionale. In tale ambito le specificità locali vanno a trovare una loro collocazione propria se opportunamente promosse. Questo ordine di valutazioni rappresenta uno degli spazi di azione di quello che viene definito l’agente di sviluppo (C. Donegà 1998) che non coincide con il City manager ma che con questi può, sinergicamente, operare positivamente. L’agente di sviluppo è il regista di un patto d’area, esso promuove la concertazione e la programmazione, razionalizza, interpreta e appiana (C. Donegà cit.). Esso inoltre tende rompere le logiche tradizionali locali, tende a valorizzare attori e competenze che si muovono in una prospettiva di evoluzione generale ed a sensibilizzare la realtà locale sugli obiettivi di sviluppo del territorio. Cerca inoltre di costruire il consenso e di animare opportunamente il territorio. Questa figura professionale è certamente una figura ideale come giustamente sostiene Donegà (cit.) ma che presenta una varietà di approcci i quali pur entrano nelle pertinenze di Agenzie e di Amministrazioni che possono, opportunamente coinvolte, dare effettivamente una svolta al destino di talune aree locali. Non si tratta di una esaltazione della prospettiva tecnocratica ma certamente, nella dialettica che abbiamo visto emergere nel locale tra omologazione e anomalie, l’agente di sviluppo rappresenta quella anomalia che può catalizzare energie ed attivare un percorso di sviluppo.

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Il Piano Operativo Plurifondo della Regione Campania relativo al periodo 1994- 1999 si presenta anzitutto con una eredità di risorse non utilizzate per il 1995-96. (Eurosportello 1999). Esso si attesta su un investimento totale di 6.328 miliardi (£.14 mld per l’attuazione del programma stesso) attingendo a vari fondi quali:

FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale sottopr. 4)-

FEOGA (Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e Garanzia sottopr. 6)-

FSE (Fondo Sociale Europeo sottopr. 4)-

Comunicazioni (sottopr. 1)-

Industria Art. Serv. (sottopr. 2)-

Infr. supp. attiv. econ. (sottopr. 5).

I settori di intervento sono:

l’agricoltura, strutture stradali e ferroviarie, infrastrutture di comunicazione, sovvenzioni finanziarie alle aree di crisi, aiuti e promozione per le PMI ed all’Artigianato, delocalizzazione industriale e completamenti infrastrutturali, incentivi agli investimenti turistici ed organizzazione di campagne pubblicitarie, valorizzazione e recupero di beni culturali- aree archeologiche- approdi turistici, fonti energetiche e risparmio energetico, trattamento dei rifiuti, interventi nelle aree naturali protette, recupero della vivibilità urbana, edilizia universitaria, ricerca scientifica.

Una fonte diversa invece (B. Fiammeri 1999) indica per la Regione Campania (obiettivo 1) una dotazione di 5.623 mld di cui 9,273 mld spesi al 15.05.96 , 2210,223 mld spesi al 31.12.97 e 3034,127 mld spesi al 31.12.98. Intanto nel marzo 1999 saranno attuate le procedure per i finanziamenti relativi all’europeo QCS (Quadro Comunitario di Sostegno) 2000- 2006.

Caserta rientra nei patti territoriali per talune realtà di crisi, ma non in una prospettiva ampiamente strutturale rispetto al territorio provinciale. In tale ambito si può rilevare la presenza di agenti di sviluppo quali il BIC e l’IG (consulNET 1999) nella funzione di assistenza tecnica, reperimento di strumenti finanziari, monitoraggio e valutazione delle azioni di sviluppo. Anche i Comuni di Mondragone e Caiazzo per i POP '97 si sono appoggiati a tali strutture ed anche Sessa Aurunca recentemente ha richiesto questo tipo di supporto.

Sessa Aurunca, per quanto riguarda i Piani Operativi Plurifondo, ha avviato procedure di intervento, pur con qualche defaillance, per ambiti non strutturali, dando priorità a talune situazioni di degrado e di recupero urbano ed archeologico, mentre rimane ai margini rispetto ai contratti d’area che pure potrebbero dare risposte positive rispetto a specifiche situazioni di crisi occupazionale industriale.

Resta comunque il problema della cultura dello sviluppo anche per quanto riguarda l’uso degli strumenti di cui abbiamo parlato. Un patto territoriale e/o un contratto d’area debbono nascere da una approfondita lettura di un territorio rispetto ai suoi problemi e rispetto alle potenzialità effettive di sviluppo (G. Petracca 1997). Il burocratismo e l’eccesso di politica rappresentano i principali nemici di una cultura vera dello sviluppo. La pianificazione burocratica, ma soprattutto le necessità politica, che si traduce in scelte inquinanti dal punto di vista tecnico e dei razionali interessi sociali: tutto ciò, come pure la mancanza di una tensione (tecnico-politica) indirizzata alla ricerca partecipativa di tavoli di concertazione decisionale ai vari livelli, rappresenta ancora una volta il riaffermarsi di una omologazione storica non in grado di affrontare le sfide della modernizzazione.

6

Aderenti ad una effettiva cultura dello sviluppo sono alcune realtà limitrofe a quella sessana. Tra le altre ci sembra abbastanza valida quella relativa al Programma di sviluppo d’area "Media Valle del Liri" (Programma 1998) Si tratta di un programma (Obiettivo 2) che vede come attori il solo Assessore per la promozione e lo sviluppo economico e sociale della Amministrazione Provinciale di Frosinone ed i Sindaci di Sora e di Isola del Liri. Non risulta in tale patto un agente di sviluppo rientrando, evidentemente, tale programma di sviluppo, nella corrente funzionalità degli organismi istituzionali. I fondi qui richiamati sono comunali, regionali (approvazione CEE per l’obiettivo 2- annualità 1997/99), fondi relativi al patto territoriale provinciale e privati. La tipologia degli investimenti- per un impegno finanziario iniziale di ca 200 mld- è strettamente aderente alla realtà territoriale con un ambito di incubazione individuato nel settore design e abbigliamento, con la ristrutturazione e la riconversione di taluni ambiti industriali (cartiere), con la creazione di un Museo di archeologia industriale, ammodernamenti viari e la costruzione di impianti di depurazione. La valorizzazione economica urbana ed il marketing territoriale trovano una loro logica attuativa attraverso vari progetti che vanno dal Parco fluviale alla Mensa scolastica, da una Scuola di Design a un Palazzetto dello Sport, al Parco Archeologico. Quello che ci interessa qui rilevare è come questa area, che è stata emarginata a seguito dello sviluppo progressivo dell’area frusinate, vede in tale Programma la possibilità di un recupero socio-economico dell’area nell’ambito di una politica dei Programmi d’area, pertinente proprio ad aree caratterizzate da problematiche di sviluppo sociale ed economico, rientranti nel più ampio patto territoriale provinciale. Economia, cultura, occupazione (di cantiere e a regime), promozione del territorio: tutto ciò tende a coniugarsi in modo progettualmente organico in un’area pure vittima di crisi industriali e di deficit strutturali e di servizi.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

B. Fiammeri, 1.4.98 4.2.99, Home Page Il Sole 24 ore e Il Messaggero 1.4.98

B. Fiammeri, 8.3.99, il Sole 24 ore

A. Bonomi, 1998, Comunità artificiali. Le strategie degli attori nei Patti territoriali, nelle coalizioni locali, per la coesione sociale, in G. De Rita- A. Bonomi, Manifesto per lo sviluppo locale, Bollati Boringhieri, Torino

A. Scassellati, 1998, La cultura dello sviluppo locale. Intervista a Ubaldo Scassellati, in De Rita- Bonomi cit.

C. Donegà, 1998, Lo spazio locale nell’azione dell’agente di sviluppo, in De Rita- Bonomi cit.

Eurosportello MediaCesvitec, 1999, o www. netway.it

NET fair, 1999, www.cnet.it/fair/bic-c- www.ctinv.it

G. Petracca, 1997, Considerazioni personali sui Patti territoriali e su burocrazia, http://europa.eu.int/HN_open/gest/pacts/11.html

Programma ecc., 1998, www. pegasistel.it/sora