6.A- Nota su Antonio Bassolino (P. Stanziale Omologazioni …)

 

Noi siamo le nostre città.

A. Bassolino, La repubblica delle città, Roma 1996

 

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L’esperienza amministrativa napoletana di Antonio Bassolino certamente si presenta con connotazioni non usuali nel panorama del Mezzogiorno. Su questo punto ormai si sta già sviluppando una serie di studi e di ricerche.

Certamente il Mezzogiorno non è Napoli e Napoli presenta solo in parte denominatori comuni con le aree interne e con le altre città del Mezzogiorno.

Napoli, come ogni città, ha una sua specificità storica, ma la storia di Napoli, negli ultimi decenni si presenta con alcune dominati specifiche. Basti citare la crisi finale, all’inizio degli anni ‘90, del blocco politico-affaristico di potere attraverso l’azione decisa di un gruppo di giovani magistrati, anche con il coinvolgimento di uomini del PDS e col conseguente commissariamento della federazione di Napoli. Ma parallelamente alla serie degli eventi politici, con le sue crisi, alle emergenze riguardanti la criminalità organizzata e le altre aree di degrado sociale, si assiste pure a Napoli, in questi ultimi decenni, allo sviluppo di un vitalità creativa e culturale, non rintracciabile in nessuna altra città italiana, particolarmente nell’ambito teatrale con l’emergere di una Nuova Drammaturgia (L. Libero 1988) e di esperienze di sperimentazione apprezzate a livello internazionale, là dove, caso unico in Europa la cultura teatrale napoletana si sviluppa per generi: R. De Simone, I Teatri Uniti, La Nuova Spettacolarità. E quindi fermenti nel campo musicale, la nuova leva di registi, ma anche L’Osservatorio sulla Camorra, animato da Amato Lamberti ed il prestigioso Istituto Italiano di Studi Filosofici diretto da Gerardo Marotta e Napoli ’99 di Mirella Barraco, oltre a tante altre realtà nuove nell’ambito socioculturale: ciò indicando una certa fase positiva del processo di modernizzazione di talune direttrici del sistema sociale napoletano quale è emerso dalle classiche pagine di Allum, di Galasso e di altri studiosi. Certamente non si tratta di un processo che coinvolge la generalità del tessuto sociale, ma il fatto che Antonio Bassolino sia stato chiamato da Gerardo Marotta a riaprire il portone del palazzo Serra Di Cassano, chiuso dal 1799, costituisce certamente il segnale di una maturazione riguardante la consapevolezza delle risorse di una città e l’emergere di una politica come volontà razionale di cui al momento attuale possiamo constatarne le evidenti aree di successo e le prospettive propositive. Inoltre al momento in cui scriviamo Antonio Bassolino è Ministro del Lavoro nel Governo D’alema con una delega particolare per il Mezzogiorno, ruolo in cui è sperabile possa riuscire a catalizzare il processo di modernizzazione generale di tale area nelle sue componenti strategiche. In tale ambito l’idea bassoliniana di una Maastricht italiana per il Mezzogiorno (A.O.L. 1998) basata su una concertazione tra governo, enti locali, sindacati e imprenditori appare una prospettiva certamente interessante anche se non completamente inedita. I punti di una strategia del genere vedono al primo posto una ridefinizione delle aree depresse, quindi il problema infrastrutture con una corrispondenza di responsabilità distribuite tra governo centrale e governo locale e con una monitorizzazione continua delle attività; altro punto è il controllo del territorio attraverso piani di prevenzione e l’utilizzo di tecnologie anche satellitari nonché lo sviluppo di nuove relazioni sindacali accompagnate da solidi progetti di investimento. Si tratta di un rilancio economico, ma anche di un patto di valori e quindi la delineazione di un federalismo, anche fiscale, mirante al decollo del Mezzogiorno in una auspicata dimensione europea. Non sappiamo al momento se Bassolino manterrà quest’ultima posizione politica o ci sarà un pragmatico adattamento alle condizioni generali del quadro politico di governo. Come pure pensiamo sia corretto puntualizzare che, pur se l’esperienza napoletana è abbastanza indicativa in senso prospettico, la questione meridionale non è morta (M. Notarianni 1998) e rimane tendenzialmente nel suo quadro di coordinate generali di contraddizioni e di sottosviluppo, anche per quanto riguarda le aree periferiche del Mezzogiorno.

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In ogni caso quello che ci interessa particolarmente esaminare qui sono le modalità attraverso cui il fenomeno Bassolino (Bevilacqua- Becchi- Donzelli 1996) emerge come originale esperienza politico-amministrativa nell’area Mezzogiorno-napoletana, area con un passato storico di ex Stato centralizzato e feudale.

Ormai la stampa si è ben appropriata degli elementi biografici di Bassolino ponendone in evidenza gli aspetti di spigolosità del carattere, taluni eventi particolarmente coloriti del suo ingresso nella politica militante dell’area napoletana del PCI negli anni ‘60 ed i passaggi successivi nell’apparato di partito: ciò che lo caratterizzerà come uno stereotipo, pur se con propri autonomi indirizzi politici, di derivazione ingraiana, che lo porranno talvolta su posizioni non esattamente convergenti con le mozioni e le linee politiche dei vertici del PCI. Protagonista di varie battaglie politiche rimane figura decisiva nella soluzione della crisi del Partito a Napoli nel 1993.

Riteniamo che da tale anno vada studiato il fenomeno Bassolino, in particolare per alcuni punti particolarmente importanti che, secondo noi, costituiscono poli di una strategia politica che razionalmente cerca di disegnare un quadro di effettive risposte al disagio sociale presente nelle aree del Mezzogiorno cercando di ricostruirne aggregazioni, valori e orientamenti di effettivo sviluppo.

2.1) Il rapporto diretto con la gente (M. Notarianni 1998) considerata nei suoi bisogni fondamentali e nelle sue aspettative di governo del territorio. Bassolino non ha mai trascurato questo aspetto, anzi ne ha fatto uno dei punti del suo agire politico (proprio come modo di comunicazione sociale) fino a diventare, nel 1993, polo di orientamento del consenso politico, come emerse da un sondaggio (Leonetti- Napoli 1996): ciò che portò alla candidatura ufficiale a sindaco di Bassolino in opposizione ad Alessandra Mussolini.

2.2) Situazione piuttosto inusuale è data dall’organizzazione della squadra con cui Bassolino affronta le elezioni. Va rilevata qui l’utilizzazione di professionalità legate all’analisi dei flussi elettorali, alla comunicazione, allo studio del Mezzogiorno e del Meridione, all’organizzazione specifica delle iniziative elettorali, al programma e ad una certa imprescindibile impostazione tecnocratica. Si tratta di giornalisti, docenti universitari, meridionalisti, tecnici, alcuni dei quali avevano avuto esperienze di studio negli USA.

2.3) La strategia politica si trova centrata anzitutto sull’individuazione e sulla possibilità di spostamento di una certa percentuale di consensi. Al centro la persona del candidato con le sue caratterizzazioni dominanti e le sue potenzialità. Ma soprattutto un programma di pochi punti concreti (coselle) da realizzare in tempi brevi, avente come presupposto la denuncia di una situazione di degrado simile al dopoguerra (Leonetti- Napoli 1996). E quindi una costante presenza sul territorio nella sua generalità, sviluppando tutto un ambito di contatti interclassisti e la raccolta pubblica di fondi per la campagna elettorale che frutta 160 milioni.

2.4) Il risultato politico indica un 54,9 % di consensi rispetto al 49 % del sondaggio. La scelta di assessori, quindi, in gran parte provenienti dal mondo universitario e la creazione di assessorati indicativi di un cambiamento effettivo quali normalizzazione, trasparenza, dignità e politiche sociali. E inoltre il supporto di circa 40 persone tra professionisti, intellettuali e politici come consulenti rispetto all’attività di giunta.

2.5) Per quanto riguarda la filosofia di fondo dell’azione politica di Bassolino, ovvero i suoi principi ispiratori, questi possono essere schematizzati come segue.

2.5.1) Affermazione del principio di legalità (A. Bassolino 1996) come prospettiva inderogabile di intervento in un’area, come quella napoletana, segnata da una diffusa situazione di illegalità.

2.5.2) Dare alla risorsa cultura un rilievo forte e prioritario laddove questa era qualcosa disgiunta dalla modernizzazione generale della società locale o un pendant strumentale della politica.

2.5.3) Razionalizzazione della burocrazia comunale con l’attivazione di gruppi operativi su iniziative specifiche.

2.5.4) Concentrazione delle risorse su progetti specifici di grande portata e richiamo sulla città di iniziative di portata nazionale e internazionale.

2.5.5) Ridefinizione di aste e trattative con particolare riguardo alla trasparenza ed alla razionalizzazione dei costi.

2.5.6) Organizzazione ed intensificazione del lavoro amministrativo anche riguardo alla creazione di una nuova classe di funzionari e amministratori (A. Bassolino 1996).

2.5.7) La definizione di progetti di sviluppo delle risorse territoriali e la loro attuazione attraverso una ampia azione di coinvolgimenti istituzionali ed economici.

2.5.8) L’Ente Comune come creatore di lavoro principalmente in settori produttivi ecocompatibili e a tecnologia avanzata. In tal caso il problema è la creazione di condizioni, di aree attrezzate come infrastrutture, e quindi il richiamo di investimenti industriali in tale prospettiva, anche con il recupero di aree produttive dismesse o di riutilizzo opportuno di aree degradate.

2.5.9) Capacità di reperire risorse ai vari livelli istituzionali nazionali ed internazionali oltre che intendere l’Azienda-Comune come concreto soggetto economico nell’ambito dei meccanismi finanziari di mercato.

2.5.10) Integrazione delle risorse territoriali in un unico disegno di sviluppo e con gli opportuni collegamenti con l’ambito dei mercati corrispondenti.

2.5.11) Lotta concreta all’abusivismo edilizio, con l’ausilio di altre istituzioni. Ciò, sia come eliminazione del particolarismo, sia per ridefinire l’immagine e l’azione dello Stato.

2.5.12) Nei progetti di intervento culturale valorizzazione e responsabilizzazione opportuna di istituzioni ed associazioni private interessate a portare avanti iniziative effettivamente innovative e di crescita socioculturale.

2.5.13) Istituzionalizzazione produttiva di rapporti ed iniziative tra il Comune, le Università, Istituti di Ricerca ecc.

Questi alcuni tra i criteri ispiratori dichiarati ed in via di concreta realizzazione a Napoli dall’Amministrazione Bassolino. Certo problemi vari sussistono, come pure addebiti, critiche e, al momento in cui scriviamo, il dirompere di una serie di fatti relativi alle attività della criminalità organizzata. Presto, certamente, per un bilancio; ma siamo ben oltre i cento giorni e di cammino ne è stato fatto. Nuovi fatti politici sono presenti a livello nazionale con contraccolpi anche sugli equilibri politici del Mezzogiorno creando vari scenari. In ogni caso è constatabile (consuntivo provvisorio) come Bassolino abbia fortemente caratterizzato l’attività del governo della città come un procedere tra grandi idee e piccole innovazioni (A. Bassolino 1996) che, nel suo tragitto, non può non tener conto di tre elementi: la fantasia, la responsabilità e la serietà (Bevilacqua- Becchi- Donzelli 1996). Questa sembra essere al momento una dimensione effettiva di possibile incidenza per una classe politica al confronto dei tempi nel Mezzogiorno.

 

 

 

Riferimenti bibliografici

L. Libero, 1988, Introduzione a Dopo Eduardo, Guida, Napoli

M. Notarianni, 25.10.1998, Conversazioni gentili su piccole virtù, Il Manifesto, Roma

E. Leonetti A. Napoli, 1996, Antonio Bassolino, T. Pironti Editore, Napoli

A. Bassolino, 1996, La repubblica delle città, Donzelli, Roma

A. Bassolino, Internet 1998, Bassolino Antonio Sindaco di Napoli, Relazione

Agenda On Line Campania, Internet, 1998, Una Maastricht italiana per il Mezzogiorno, Dir. A. Sorrentini, Avellino

Agenda On Line Campania, Internet, 1998, Lavoro. Bassolino a Prodi <<Occorre una svolta nel Sud>> Periodico cit.

P. Bevilacqua, A. Becchi, C. Donzelli, 1996, in A. Bassolino 1996 cit.