5- Omologazioni e anomalie (P. Stanziale Omologazioni …)

... lo introduttore ha per inimici tutti quelli che degli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi difensori quelli che delli ordini nuovi farebbano bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura degli avversari, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità degli uomini; li quali non credono in verità le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza..

N. Machiavelli, Il Principe, cap. VI

 

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Il termine omologazione non è un termine di derivazione socio-antropologica. Esso è stato usato da Pier Paolo Pasolini (1974) per indicare quella che lui definiva mutazione antropologica degli italiani negli anni ‘70, proponendo una lucida e centrata analisi delle trasformazioni sociali di quegli anni. Trasformazioni che Pasolini attribuiva al crollo dell’Italia contadina e paleocapitalistica con la conseguente omologazione sociale da intendersi come uniformità di atteggiamenti, di comportamenti e di orientamento verso gli stessi valori dominanti da parte di una massa sociale che si presentava senza particolari differenze. Ma l’analisi di Pasolini era una analisi relativa fondamentalmente ad una realtà sociale di tipo urbano e centro-settentrionale perché, come già abbiamo cercato di mostrare, nella letteratura storico-sociologica diversa appare la situazione sociale del Mezzogiorno, per le aree di Terra di Lavoro e di Napoli a cui Pasolini pure si accosta con una adesione più poetica che intuitivamente analitica. Basti pensare a Gennariello (1976) alla descrizione dei napoletani come una tribù, al poemetto La terra di Lavoro (1957).

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Noi vogliamo, con l’uso del termine omologazione, indicare la processualità di un modello culturale, di una matrice o se si vuole, di un sistema, quello sessano (riferibile, per vari aspetti, anche ad altre realtà sociali limitrofe e non del Mezzogiorno), quale è emerso nel contesto generale dei dati e delle analisi del presente lavoro, con le sue polarità, le sue caratterizzazioni le sue dinamiche. Tale modello riflette comportamenti e valori presenti nell’habitat socioculturale sessano, e non solo, nell’ultimo decennio, con le sue dinamiche di adattamento e di assimilazione rispetto a ciò che è tensione al cambiamento, con le sue risposte, i suoi assetti e le sue modalità di reazione ai propri problemi interni e alle sollecitazioni esterne.

Per anomalie, invece, intendiamo situazioni, processi, eventi e particolari soggettività che, per loro specifici caratteri, comportamenti e azioni non sono omologabili al sistema-modello sopra descritto e sono individuabili, limitatamente all’arco temporale dell’ultimo decennio, come estranei alla sua processualità ed ai suoi valori di riferimento. Queste anomalie, per il loro rapporto al sistema omologante, possono essere intese come presenze di riferimento, movimenti incidenti in modo reversibile o irreversibile nella processualità sociale sessana, esiti di maturazione di situazioni, variamente collocati nel contesto del modello culturale omologante.

La realtà sociale del territorio di Sessa Aurunca, dunque, si presenta, come altre realtà sociali del mezzogiorno, a nostro avviso, processualizzata tradizionalmente sull’omologazione, per lo stato delle cose cui è storicamente pervenuta nell’ultimo decennio, ma con la presenza, appunto, di talune anomalie che vanno studiate proprio per individuarne i punti in cui risultano essere altro rispetto all’omologazione dominante, rappresentando, questa alterità possibilità evolutive, transitorietà o catalizzatori dei processi sociali.

Va puntualizzato però che la suddetta impostazione non è traducibile in un giudizio sommario di tipo politico sul modello sessano tradizionale, modello che, per le sue componenti, storicamente determinatesi, quali tempi, dinamiche ed entità delle conquiste sociali, ha una sua specificità nelle modalità attraverso cui la società locale si rapporta, per i suoi bisogni, relativamente all’ambiente fisico, ai poteri ed alle sollecitazioni esterne riguardo i suoi equilibri sistemici. Il giudizio politico è un piano di valutazione che esula dall’interesse delle presenti note- di cui certo può farsi un uso politico- ma che sono orientate sostanzialmente verso la comprensione dei processi sociali nella loro complessità e nei loro andamenti che, nella differenzialità tra omologazioni ed anomalie, acquistano ulteriore visibilità dialettica.

Parleremo di anomalie, quindi, per il valore sintomale che queste acquistano nella prospettiva che abbiamo delineato. E’ sperabile, d’altra parte, che anche ciò che qui di seguito è accennato sia, caso per caso, oggetto di più approfondite e circostanziate ricerche al fine di avere un quadro di riferimenti esaurientemente strutturato della realtà sociale del territorio sessano negli ultimi tempi.

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Una prima anomalia è data, nei tempi recenti, dalla figura e dall’opera di Franco Compasso, intellettuale e politico che rientra solo marginalmente nell’ambito degli stereotipi, della cultura politica e dell’elaborazione culturale connessi al modello omologante sessano. Nativo di Cellole, un’ex frazione di Sessa Aurunca, divenuta in seguito Comune, Franco Compasso ha rivestito varie cariche politiche a livello nazionale per il PLI; è stato Consigliere comunale a Sessa Aurunca, a Cellole ed a Caserta, Consigliere di Amministrazione della RAI, di Istituti di credito e della Corte dei Conti; dal 1986 al 1989 è stato deputato europeo per il PLI. Compasso, inoltre, ha sviluppato una intensa attività di studio e di ricerca nell’ambito del meridionalismo a cui ha dato contributi di rilevante livello (vedi Civiltà Aurunca 1997). Figura certamente anomala rispetto al modello socioculturale locale anzitutto perché il liberalismo che caratterizza il suo background formativo, e che costituisce l’impostazione di riferimento delle sue ricerche, non è certamente riconducibile al liberalismo della tradizione politica locale il quale risulta piuttosto assimilabile a forme di fazionismo con limitati spazi di elaborazione politica, sostanzialmente rientranti nella dinamica del modello culturale tradizionale. Quello di Compasso è, invece, un liberalismo che mostra, nei primi scritti, l’adesione a posizioni proprie della democrazia liberale di Giovanni Amendola. L’evoluzione successiva dell’elaborazione politica è coerentemente rivolta, negli anni, al disegno di un’area che è stata definita come meridionalismo della ragione (G. Liuccio 1997). Questo meridionalismo in Compasso si snoda secondo le linee di una tradizione riconducibile a Dorso, Rossi-Doria e Compagna, in una prospettiva sociopolitica che considera il Sud anzitutto in relazione alle possibilità e alle potenzialità specifiche di uno sviluppo concreto e fattibile, ma su cui pesa l’ipoteca dei tempi lunghi della burocrazia e delle politiche disorganiche. Quindi l’analisi critica degli interventi (Cassa e Agenzie) e la contestualizzazione europea del Mezzogiorno (F. Compasso 1979). Ma anche il richiamo al valore fondamentale della solidarietà come punto di imprescindibile riferimento morale e la denuncia della disgregazione leghista e del berlusconismo che promette potere e regala illusioni (E. Cuozzo 1997). Tematiche, queste, che nella loro articolazione e nei loro rimandi a temi economici, politici e culturali del più ampio quadro nazionale, si presentano, negli ultimi scritti di Compasso, con un ventaglio di riflessioni e di proposte di intervento abbastanza vicine a quelle di una sinistra, come quella di Bassolino, che nella concretezza dei fatti politici tende a muoversi in un ambito dichiaratamente liberale. Questo percorso di Compasso si dipana con organicità e passione intellettuale marcando un impegno che nel campo delle iniziative culturali si è tradotto anche in una pubblicistica locale (Civiltà Aurunca, Campania ‘80, SudEuropeo ecc.) avente come tema fondamentale lo sviluppo dell’area sessana e aurunca attraverso una lettura economico-culturale del territorio, con l’individuazione di talune direttrici di sviluppo di là da quanto era stato realizzato in modo disorganico ed ecoincompatibile negli anni del boom economico (F. Compasso 1990). In tal senso è sempre il meridionalismo della ragione che emerge di là da ogni visione liberista e speculativa, prospettando interventi razionali e produttivi dei quali alcuni sono oggi in via di attuazione sul versante laziale del Garigliano.

Il modello di sviluppo che proponeva Compasso comprendeva una integrazione nello sfruttamento delle risorse esistenti- ma non organicamente valorizzate- del territorio compreso tra l’alto casertano ed il basso Lazio, simbolicamente e realisticamente centrate sull’area Garigliano per la quale, come deputato europeo, si impegnò particolarmente per la ricostruzione del ponte borbonico.

A fronte del suo impegno intellettuale e politico a livello nazionale ebbe vari riconoscimenti anche per la sua intensa e articolata pubblicistica economico-politica.

A livello locale i consensi politici che ottenne furono abbastanza consistenti e certamente inversamente proporzionali rispetto al partito in cui militava. In ogni caso godeva di unanime apprezzamento nella generalità dei campi politico e culturale per le sue iniziative e per la sua disponibilità umana. Negli ultimi tempi fu abbastanza attivo nell’ambito della coalizione dell’Ulivo alla cui politica ed alle cui prospettive future aveva dedicato alcuni ultimi suoi scritti. E’ certamente pensabile che avrebbe rappresentato un punto di riferimento importante in tale area politica, anche a livello locale, se non fosse mancato nel 1997.

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Storicamente la Chiesa deve collaborare all’esaurimento di una serie di bisogni, l’istituzione di un’etica sociale, la costruzione di un sistema politico, l’organizzazione di una convivenza civile con norme di assistenza e garanzia (R. Nogaro 1997). Chi ha scritto queste parole fu Vescovo di Sessa Aurunca dal 1983 al 1990. Portatore di una weltanschauung completamente altra da quella pertinente al modello culturale sessano, Raffaele Nogaro rappresentò una delle anomalie più incidenti nel tessuto della realtà sociale locale dei tempi recenti.

A proposito di Nogaro si usano frequentemente i termini di frontiera e di trincea: termini abbastanza indicativi per ciò che riguarda Sessa Aurunca, Caserta e il Mezzogiorno, relativamente all’impegno sociale di questo Vescovo rispetto alle contraddizioni, ai condizionamenti e agli immobilismi che caratterizzano queste zone. Bisogna, d’altra parte, constatare che intendere il Mezzogiorno come frontiera e come trincea non rimanda ad una visione estremistica e/o strumentale di parte ma, anche alla luce di quanto abbiamo evidenziato in precedenza, tende a rappresentare una consapevolezza che non sempre emerge nelle analisi e nel contesto degli interventi istituzionali. Ciò probabilmente perché tale area è omologata ad un modello scarsamente disposto a considerare i propri condizionamenti.

Al contrario, un Vescovo che pone come suoi punti di riferimento i principi della teologia della liberazione (R. Sardo 1997) non può non porsi come potere di servizio rispetto ad una società marcata da vari elementi di subalternità, di strumentalizzazioni e di arretratezze.

Era dunque un Vescovo del genere che venne sottoposto a pressioni, alla metà degli anni ‘80, affinché intervenisse nei riguardi di preti non allineati politicamente (R. Sardo 1997). Lì, in quelle circostanze, è individuabile la frontiera, l’invisibile linea di demarcazione tra due culture: una tradizione di comportamenti e orientamenti relativi ad un dominio socioculturale, rappresentante il livello politico di una società con margini di erosione della coscienza sociale condizionata nelle sue necessità, e un potere che verrà ad assumere sempre più un ruolo di supplenza e di catalizzazione rispetto a talune processualità pertinenti a bisogni e ad aspettative collettive. A Sessa Aurunca la presenza di Raffaele Nogaro rappresentò negli anni ‘80:

- una spinta alla modernizzazione culturale e pastorale del clero

- una spinta alla modernizzazione, nella direzione dell’impegno sociale, di una parte della borghesia intellettuale cattolica e non

- un catalizzatore rispetto alla delineazione di una coscienza sociale riguardo i diritti civili e orientata allo sviluppo di capacità di mobilitazione rispetto a valori collettivi

- una supplenza nella rivendicazione diretta dei diritti civili rispetto alle Istituzioni

- una spinta verso assetti politici non tradizionali.

Sono parte della storia di Sessa Aurunca fatti significativi quali il primo Natale di Nogaro a Sessa trascorso col picchetto degli operai della CANE in lotta per mantenere il loro posto di lavoro, nel disinteresse di fatto dei poteri istituzionali locali; il suo ruolo propulsivo nella battaglia per l’Ospedale S. Rocco che vide- evento inedito nella storia sociale locale- la mobilitazione di cinquemila persone nel Natale del 1987; il richiamo a una politica più aderente ai bisogni della popolazione attraverso la denuncia di un qualunquismo morale così diffuso e squallido da far accettare al semplice cittadino l’arroganza e l’ingiustizia quali norme di comportamento (R. Nogaro 1990); la denuncia che quello che manca permanentemente e rende precario ogni progetto di sviluppo del territorio, è lo Stato (R. Nogaro 1990); l’aver influito, nelle elezioni comunali del 1990, sulla formazione di una Giunta comprendente vari partiti, segnando, di fatto, la fine del dominio quarantennale dell’area moderata; l’indizione di un Sinodo della chiesa locale come momento culturale di studio e di riflessione sulle varie realtà della Diocesi.

Una azione, quindi, quella del Vescovo Nogaro, di larga incidenza rispetto al modello culturale tradizionale, in cui l’analisi sociale non può non rilevare l’avvio di una ampia sollecitazione nella direzione di un possibile processo di modernizzazione della società locale, anche per i risultati ottenuti ed i processi innescati. Va rilevato altresì che tale andamento, per storicizzarsi in un mutamento effettivo del quadro socio-politico- avrebbe avuto bisogno di una certa continuità di sollecitazioni- come maturazione di situazioni interne o come spinte esterne- in tempi più lunghi: ciò che avrebbe potuto portare alla irreversibilità evolutiva di talune dinamiche frenanti proprie del modello culturale omologante.

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Vogliamo qui riprendere quanto già accennato nel presente lavoro per ciò che riguarda, all’inizio degli anni ‘80, l’emergere, in una parte della borghesia intellettuale di Sessa centro, della precisa consapevolezza delle necessità di salvaguardia ambientale del territorio del Comune, ciò anche sulla scia del movimento anti-nucleare degli anni ‘80 e nel contesto del dibattito politico sulle fonti energetiche a seguito della crisi petrolifera. Prese così forma un movimento che attivò una serie di iniziative riguardanti la Centrale elettronucleare del Garigliano, da anni fonte di immissioni radioattive nell’ambiente (A. Petteruti 1981, M.A. Tibaldi 1983, P. Stanziale 1985). In questo periodo fu costituito il Comitato di Salute Pubblica, prima associazione ambientalista locale caratterizzata da una agguerrita e inedita presenza femminile la quale costituì, successivamente, il primo Circolo di Legambiente- istituzionalizzato nel 1988. Prese forma poi il movimento Sessa ‘87, in cui riscontrammo le caratteristiche politiche dei marcusiani gruppi marginali (P. Stanziale 1987), e quindi lo sviluppo di una cultura ambientalista e dei diritti civili che, fino ai tempi recenti, ha marcato la sua presenza con varie iniziative di sensibilizzazione sociale. Questi movimenti poi si orientarono anche verso l’ambito di altri diritti civili nel clima di rinnovamento delle coscienza sociale promosso dal Vescovo Nogaro. Ci fu quindi la battaglia per l’Ospedale, le iniziative contro la criminalità organizzata e poi, all’inizio degli anni ‘90, anche con l’ausilio del Vescovo Agostino Superbo, la battaglia per la chiusura della discarica La Selva, altra incombenza ecologica insistente direttamente su Sessa Centro.

L’ambito di queste attività e di queste iniziative è ascrivibile alla forma-movimento principalmente animata da un nucleo propulsivo della borghesia intellettuale di Sessa Centro, unitamente a qualche rappresentante delle frazioni, peraltro un gruppo non molto consistente numericamente, ma in grado di mobilitare in qualche modo l’opinione pubblica locale su problemi di immediata incidenza sociale, divenendo punto di riferimento rivendicativo ma non in una prospettiva di continuità. Anche questi movimenti nel tempo non sono risultati estranei al fazionismo ed a forme di contrasto, anche esasperato, in talune circostanze come quella della formazione delle liste nelle elezioni comunali del 1990.

Vinte quindi le battaglie di cui abbiamo parlato, il portato culturale di questi movimenti solo marginalmente ha assunto connotazioni di sollecitazione nell’ambito dei contesti socio-politici locali. Liste verdi sono state votate nel Comune di Sessa dalle elezioni politiche dall’87 ed esponenti di questi movimenti sono presenti direttamente in un esiguo numero nell’area politica direttamente dal 1983/90 fino ad oggi. Recentemente esponenti di Sessa ‘87 hanno aderito ai DS di Sessa-centro.

Anche in questo caso il ruolo svolto da questi movimenti, pur se decisivo in alcuni anni caldi in cui sembrava che si aprissero prospettive concrete di modernizzazione sociale, è rimasto nei fatti, fino al momento in cui scriviamo, transitorio e senza effettive continuità di azione tranne che per Legambiente.

Il richiamo alla coscienza del degrado ambientale operato da questi movimenti, con la denunzia, anche recente, di iniziative non ecocompatibili (itticoltura, allevamento di coccodrilli, sbancamenti, battaglia contro la turbogas, inquinamenti idrici, costituzione del Parco Roccamonfina-Garigliano ecc.) si è sempre scontrato con vaste aree di indifferenza, con ambiti burocratici e affaristici e con particolarismi consolidati: aree naturalmente indisponibili ad assetti territoriali innovativi. Incomprensioni e polemiche si sono sviluppate anche rispetto ai partiti della sinistra. Tutti segni questi indicanti che nel modello culturale locale tarda, come in molte altre zone del Mezzogiorno, a rappresentarsi una prospettiva di sviluppo territoriale organicamente articolata, condivisa e programmata. Ciò sia rispetto alla consapevolezza dei propri bisogni che rispetto al quadro delle risorse disponibili ed a concrete possibilità realizzative di tipo economico e sociale.

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6.1) Rientra nel quadro delle anomalie di cui stiamo scrivendo anche l’Amministrazione comunale di Sessa Aurunca nel periodo 1993-1997, ma al di là di ogni giudizio o bilancio politico-amministrativo.

Anzitutto perché Amministrazione originata da un incidente procedurale relativo alla presentazione delle liste, con la conseguenza che l’area del centro moderato di origine democristiana rimase fuori dalla competizione elettorale comunale consentendo l’elezione a Sindaco, per la prima volta nella storia locale, di un socialista- Elio Meschinelli, già eletto Consigliere nelle liste comunali del PSI nel 1985. Poi per un fatto che, a nostro giudizio, costituisce un elemento distintivo di tale Amministrazione, vale a dire l’attribuzione, da parte del Sindaco, di tre assessorati-chiave a professionisti al di fuori dell’establishment politico-professionale strettamente locale, con una interpretazione certamente evolutiva dello spirito della nuova legge 81/93 e quindi secondo canoni non proprio in sintonia con l’ethos locale.

6.2) In senso generale, per ciò che abbiamo posto in evidenza nei capitoli precedenti, va osservato che spesso, in aree come quelle del Mezzogiorno il modello culturale omologante locale si traduce in una vischiosità di conservazione, di particolarismi e di scarsità di risposte ai bisogni sociali. Al contrario, poteri e visioni culturali esterni all’ambito locale possono istituire confronti produttivi e produrre spinte modernizzanti verso assetti politici, culturali ed economici diversi (in tal senso va vista pure la figura del city manager e/o dell’agente di sviluppo di cui parleremo nell’ultima parte del presente lavoro). D’altra parte la formazione di una classe dirigente locale non si realizza automaticamente attraverso esperienze amministrative, anche protratte nel tempo. In tale prospettiva non sembrano essersi evidenziate in modo incisivo effettive competenze all’altezza delle sfide che comporta la progettazione di uno sviluppo territoriale a medio e lungo termine, sviluppo da intendersi come una effettiva svolta, cambiamento radicale e produttivo rispetto ai processi tradizionali di governo del territorio.

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7.1) Altro evento decisamente inedito fu l’attivazione, verso la metà degli anni ‘90 di un Centro Sociale nell’area delle Case Popolari nella zona Nord di Sessa Aurunca. Il Centro Sociale Senzafiltro fu voluto da un gruppo di studenti universitari di sinistra che ottennero dall’Amministrazione Comunale l’uso di uno spazio in un immobile regionale. Il Centro Sociale, prima di cessare dopo alcuni mesi la sua attività, diede vita a varie iniziative tra cui quella più rilevante fu l’ospitalità data al Contro-G7 dei paesi poveri, iniziativa nata a livello internazionale in contrapposizione all’ufficiale G7 in via di svolgimento a Napoli in quel periodo. Per un certo periodo il CS diventò punto di riferimento per una certa area giovanile locale e partecipò a scambi di iniziative anche con altri CS.

Ma un Centro Sociale, come tale, è fondamentalmente una realtà di tipo metropolitano, operante come micromodello di una diversa convivenza sociale e di forme economiche e comunicative alternative: un mondo abbastanza lontano e stridente rispetto alla società locale. Per tale sua connotazione, quindi, il CS non poteva non entrare in crisi rispetto alle articolazioni omologanti del modello culturale locale. Una crisi dovuta anche al fatto che gli organizzatori non potevano assicurare una presenza ed una continuità significativa di iniziative dato che i loro interessi, per ragioni di studio, erano centrati principalmente su Napoli e, d’altra parte, l’aggregazione iniziale, per vari motivi, perse gradualmente di consistenza. Conflitti, inoltre, sorsero tra Il CS ed il circostante ambiente delle Case Popolari di via dell’Ospedale.

7.2) Anche transitoria, pur se particolarmente significativa, l’attività di volontariato svolta da studenti universitari cattolici e laici che consentì, alla metà degli anni ‘90, la realizzazione di Sessa Porte Aperte, una iniziativa che, mentre da una parte, portò alla delineazione di un modello di attività istituzionalizzabile (Il Mensile Suessano 1996), da un’altra parte fu l’abbozzo di una prova generale di utilizzo dei giacimenti culturali, in una possibile prospettiva di polarizzazione turistico-culturale del territorio, da più parti auspicata, delineata nelle sue direttrici generali ma mai avviata verso concrete realizzazioni. Si trattò certamente di un fatto al di fuori del comportamento sociale tradizionale del mondo giovanile nella zona sessana di cui abbiamo parlato nella ricerca riportata nel capitolo precedente.

Permane invece positivamente il lavoro di ristretti gruppi di volontari interessati alla promozione del patrimonio archeologico locale, ciò che si realizza attraverso varie difficoltà ma pure con una certa costanza.

7.3) Fermenti ed iniziative in campo artistico sono individuabili in Sessa Aurunca negli ultimi anni e riguardano il teatro, la musica, la pittura ed altre forme artistiche tendenti, più o meno, ad assumere carattere di stabilità nel quadro della produzione culturale locale.

Diversamente però taluni fermenti creativi emersi all’inizio anni ‘80 e successivamente (teatro di radicamento, scambi con gruppi teatrali della sperimentazione napoletana, esperienze di teatro a livello nazionale ed internazionale, produzioni video, musica sperimentale autoprodotta ecc.) vanno considerati, lungo il tempo, come tentativi di proporsi come esperienze che esulano in modo deciso dalle dinamiche di elaborazione culturale tradizionali locali. Di alcuni di questi eventi già abbiamo scritto (1988- 1993) e su cui non riteniamo opportuno soffermarci, tranne che per ribadire brevemente la nostra valutazione, già espressa nelle pubblicazioni suddette, che un territorio diviene particolare punto di riferimento culturale riconosciuto (con tutto ciò che ne deriva in termini di induzione economico-culturale) quando si verificano due condizioni: la prima è che deve essere luogo di valorizzazione e di investimenti rispetto ad ambiti di creatività effettivamente distinta per originalità e specificità, la seconda è che il pubblico ed il mercato a cui si rivolge debbono essere anch’essi particolari, specifici, ma abbastanza richiamati culturalmente nell’universo massmediale. Questa è la filosofia che, in effetti, troviamo alla base della fortuna di molti luoghi di richiamo culturale anche non eccessivamente lontani dal sessano. Anomalia verrebbe ad essere dunque, in questo caso, una visione progettuale fortemente selettiva, tesa a superare la tentazione populistica e la polivalenza indiscriminata delle scelte di politica culturale. Certamente una prospettiva che richiede il coraggio di rompere con una certa tradizione, comportante investimenti mirati e programmi a medio termine, non immediatamente pagante, ma aperta certamente alle sfide del futuro come qualitativa qualificazione del territorio.

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

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G. Liuccio, 1997, Il Meridionalismo della ragione, in Civiltà Aurunca n. 37 cit.

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E. Cuozzo, 1997, Il Mezzogiorno da area assistita ad area autopropulsiva nella prospettiva politica di Franco Compasso, In Civiltà Aurunca n. 37 cit.

F. Compasso, 1990, Turismo e cultura, AAST Minturno-Scauri (Latina) e 1981, Una ipotesi di sviluppo integrato del Comprensorio Aurunco-Domiziano, Quaderni di Campania Ottanta diretti da Franco Compasso, Caserta

R. Nogaro, 1997, La faccia di Dio, Ed. S Lorenzo, Reggio Emilia

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R. Nogaro, 1990, art. su Avvenire cit. in R. Sardo 1997

A. Petteruti, 1981, La mostruosità nucleare, Gaeta (Latina)- M.A. Tibaldi, 1983, Lettera ai giudici sulla Centrale atomica del Garigliano, Centro Mattei, SS. Cosma e D. (Latina)- P. Stanziale, 1985, Zona aurunca-Sud pontino: l’impronta nucleare, R 75 c.f.c. Sessa Aurunca (Caserta)

P. Stanziale, 1987, Art. vari nella pag. locale di Avvenire

Il Mensile Suessano, 1996, Sessa Porte Aperte , n. 144 settembre

P. Stanziale, 1988, Fare teatro a Sessa Aurunca, Iniziative & Progetti, Formia (Latina)

P. Stanziale, 1993, Sessa Aurunca: la scena e lo scenario, in Lungo le tracce dell’Appia, Caramanica Editore, Marina di Minturno (Latina).