4- Ricerche e documenti ( P.Stanziale Omologazioni …)

Gli spettatori non trovano ciò che desiderano, desiderano ciò che trovano

G. E. Debord 1968

 

 

L’impostazione di ricerca portata avanti da F. Ferrarotti negli anni per cui la Sociologia ed alcune altre Scienze Umane sono da ritenersi discipline basate fondamentalmente sull’osservazione e su orientamenti concettuali (F. Ferrarotti 1998), ci è sempre sembrata abbastanza valida e produttiva. Questi, dunque, i criteri che abbiamo tenuto presenti nelle nostre ricerche, criteri che però non possono prescindere né da un background storico-filosofico né da una lettura corretta dei fatti sociali in senso sincronico e diacronico integrata dalla analisi quantitativa. Pur se tutto ciò che è conoscibile non è misurabile (Ferrarotti 1998) tuttavia la ricerca quantitativa fornisce trends, elementi, orientamenti e verifiche preziosi.

A completamento documentario della prima e della seconda parte del presente lavoro questa terza parte riguarda ricerche e documenti di analisi quantitativa e sociografica relativi al territorio di Sessa Aurunca. Ai risultati delle suddette ricerche e studi pensiamo vada attribuito un valore dialettico e contestuale, non assolutizzabile, ma necessario nell’ambito dell’enucleazione di processualità e di dinamiche sociali che è ciò che maggiormente ci interessa esaminare.

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La ricerca Calenzo (A.. Calenzo, Il Carnevale a Sessa Aurunca, Università di Roma, 1983) rappresenta una delle prime ricerche sociologiche sul campo condotta nella zona sessana. Possiamo qui esaminarne solo alcuni aspetti che sono pertinenti all'oggetto del presente lavoro e già pubblicati in Quaderni del Sinodo n.1- 1990, Sessa A. (Caserta).

1) Un primo dato riguarda la chiara origine rurale del nostro territorio, nel quale si colloca storicamente Sessa Aurunca come area urbana. Ciò implica differenziazioni socioculturali rilevanti, una delle quali è quella che l'area rurale è, ovviamente, abitata da una maggioranza di persone dedite all’agricoltura, mentre l'altra, l'area urbana, vede una maggioranza di impiegati ed operai. Tale dato, nel tempo, tende ovviamente a modificarsi a vantaggio dell'area rurale.

2) La persistenza della popolazione sul territorio; solo il 17 % ha interrotto il legame col territorio e ciò riguardo alla fascia d'età 30/45 anni nell'area rurale.

3) Il 62 % della popolazione è fornito di Licenza Elementare e di Licenza Media. Il 19 % di diploma di S. M. Superiore ed il 3,4 % di Laurea, il 3,4 % è analfabeta. Si tratta di dati a campione statisticamente significativo, del 1983, che ovviamente tendono a modificarsi in meglio.

4)Rispetto alla lettura si rileva che nella zona sessana vi è il 62,5 % di non lettori che però sono i più assidui spettatori dei films in TV. In ogni caso si leggono più quotidiani e settimanali che libri.

5) Nell'area rurale viene rilevata una maggioranza di forme associative a scopo ricreativo. Nelle associazioni, in generale, le cariche sociali sono appannaggio di impiegati, la maggioranza degli associati sono operai e contadini.

6) In entrambe le aree vi è una diffusa insoddisfazione per il proprio lavoro. I motivi sono per l'area urbana: insicurezza, basso reddito, carenza di scopi sociali; per l'area rurale: dipendenza e maggior carico di lavoro. Le preferenze per il genere di lavoro vanno all'impiego statale ed alle libere professioni.

7) Tra i lavoratori il livello di sindacalizzazioni è basso, si tratta del 48,3% con maggioranza di iscritti alla CGIL ed alla CISL. Il grado di partecipazione alle assemblee sindacali è del 40 %. Il 62 % degli iscritti non legge stampa sindacale, il 26,7 % degli iscritti non ha mai scioperato.

8) L'85,3 % del campione non è iscritto a partiti politici. La maggioranza di iscritti a partiti politici si riscontra nell'area urbana. Riguardo l'età la maggioranza degli iscritti e nella fascia d'età 30/45 anni.

Dai dati sembra emergere un abbozzo di realtà sociale con indicatori non certo positivi quali un livello di culturalizzazione non entusiasmante ed una tendenziale passività sociale.

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Giovani: valori e attitudini nell’alto casertano: questa ricerca è stata da noi svolta, nell’anno scolastico 1991-92, presso l’Istituto Magistrale "Taddeo Da Sessa" di Sessa Aurunca (Caserta) nell’ambito dell’insegnamento delle Scienze Umane (Corso A e Corso Integrativo). Dopo circa un anno di elaborazione è stata pubblicata su Civiltà Aurunca n. 24, luglio- settembre 1993 prima e pubblicata, successivamente, sotto forma di estratto per i tipi dell’Editore Caramanica di Marina di Minturno (Latina). Essa comprende dati tecnici sulla campionatura (300 questionari per un universo di ca. 5000 unità sul territorio compreso tra Cellole e Roccamonfina), sulle ipotesi, sugli indicatori utilizzati e riporta un tabulato generale, un tabulato relativo ad un incrocio per classi sociali ed un tabulato riguardante un incrocio per età. Qui di seguito vengono riportate le note conclusive.

La ricerca pone in primo piano anzitutto l'evidenza decisa dei problemi connessi con la scarsità delle offerte di lavoro e della violenza.

Relativamente al lavoro, quindi, oltre metà del campione si è espresso per la necessità di un lavoro che susciti interesse e stimolo. In maniera meno decisa si è delineato il rapporto lavoro/retribuzione e solo per una percentuale - non eccessivamente rilevante dei soggetti - il tempo libero ha assunto una importanza fondamentale.

Per quanto riguarda la politica, il disorientamento ed il disconoscimento del ruolo dei partiti è paritetico e delineato, con una evidenza delle ideologie di destra e di una presenza leghista.

Un dato assai significativo è quello relativo al fatto che quasi l'80 % del campione mostra di condividere, tutto sommato, idee e stili di vita dei genitori.

Per quanto riguarda l'impegno sociale meno della metà del campione ritiene di poter dare un contributo personale alla soluzione delle problematiche energetico-ambientali.

Nel rapporto di coppia la confidenza risulta essere un valore dominante seguito però da forme di non coinvolgimento eccessivo nel rapporto col partner. Scarso l'interesse, quindi, per l'intesa sessuale e per la tenerezza.

Per quanto riguarda la scelta di un maestro di vita il mito di Gandhi - e l'affermazione del lavoro pastorale di Giovanni Paolo Il - raccolgono il consenso di 1/3 delle risposte mentre modelli derivanti dal mondo della musica leggera, dell'economia e della politica non si affermano in modo deciso.

Rispetto al problema dell'andar via di casa vi è una gradualità di scelte ma il dato significativo è che il 15,77 % delle risposte è per il restare a casa con i genitori ed il 21,43 % dei giovani che hanno risposto al questionario non ha idee chiare in merito.

Conclude il questionario l'insieme delle risposte relative alle aspirazioni, tra le quali quella che raccoglie il maggior numero di consensi è quella che riguarda una scelta di vita tranquilla. L'impegno sociale riguarda solo il 26% delle risposte mentre la ricchezza, la fama ed il divertimento interessano 1/3 del campione.

I risultati del tabulato disegnano un universo giovanile contraddittorio e con diffusi disorientamenti ma in cui sono evidenti alcuni tratti caratteristici.

Anzitutto un misto di sensibilità-impegno sociale più evidente nelle classi media/operaia ma che non si accompagna ad una spinta idealistico/egualitaria che è presente nella classe medio-alta. Per il lavoro si passa da una prospettiva yuppie, per la classe medio-alta ed operaia, ad una prospettiva più disincantata nella classe media.

Per ciò che riguarda la politica si nota un (giustificabile) disorientamento per ciò che riguarda le classi media/operaia mentre si delinea un distribuito orientamento di fondo per ciò che riguarda la classe medio/alta. L'aderenza ai valori genitoriali è, ovviamente, marcata per la classe medio/alta, mentre è più sfumata per le altre classi sociali. Per il rapporto di coppia almeno un terzo del totale degli intervistati considera tale rapporto strumentalmente mentre il rimanente risulta attribuire consensi a varie situazioni di rapporto con una richiamo - per la classe medio-alta - all'importanza dell'amore e della fedeltà. Per i maestri di vita i modelli di riferimento predominanti sono quelli religiosi e non violenti ma si nota una concomitanza di consensi tra la classe medio/alta ed operaia su Agnelli ed una esclusione di modelli del mondo musicale e cinematografico nei consensi.

Anche questo tabulato conferma le linee di fondo emerse nelle elaborazioni precedenti. Emerge comunque una (prevedibile) visione più realistica delle problematiche sociali per la fascia di età 19/24 accompagnata da un più accentuato riscontro di vuoto politico. E per questa stessa fascia d'età è pure evidente una più marcata accettazione degli stili di vita genitoriali unitamente ad un bipolarizzazione giocata tra una necessità di impegno sociale ed il rifiuto di ogni rischio esistenziale.

Conclusioni

Altri incroci sono strutturabili ma, dati i limiti della ricerca, si può dire che già il tabulato generale e i due incroci successivi hanno delineato con sufficienza lo scenario delle risposte rispetto agli indicatori di partenza.

Si può dire, infine, che in effetti rimane sullo sfondo della presente ricerca la pressione sociale esercitata sui giovani negli ultimi anni attraverso vari canali. Non ultimo la famiglia che si è molto preoccupata di proteggerli dai mali sociali e nella quale essi si riconoscono.

In effetti l'altra parola che viene subito alla mente è particolarismo nel senso del rifiuto della mobilità per lavoro, ad esempio.

E poi - e ciò è emerso nelle varie discussioni di gruppo a riscontro dialettico della ricerca - la presenza di ideali confusi che non si traducono in una capacità autonoma di decisione o di una rappresentazione della realtà che veda, come passo successivo, l'accettazione delle contraddizioni della prassi ed inneschi una cultura del cambiamento esistenzialmente articolata.

Rimane anche uno scenario di conservazione e di egoismo - come messo in evidenza anche da altre ricerche a livello nazionale ed internazionale (vedi quanto rilevato da P. Grainville relativamente alla manifestazione svoltasi a Parigi ad opera di duecentomila liceali qualche anno fa) - oltre che di contraddizioni stridenti - presenti anche nell'universo dei miti giovanili - delineatesi anche nella ricerca.

La considerazione finale che è emersa dalle discussioni con gli studenti - che sono stati operatori e soggetti della ricerca - ha riguardato, principalmente, la necessità di promuovere sempre di più la presa di coscienza di queste tendenze, e ciò unitamente ad una auspicabile e diffusa azione educativa (decondizionante) da parte di tutte le agenzie operanti nel campo della cultura e/o dell'educazione.

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L'habitat socio-culturale di provenienza di una classe di una classe dell'Istituto Magistrale Statale "T. Da Sessa" di Sessa Aurunca (Caserta).

Si tratta di una microricerca di sociografia che progettammo e conducemmo insieme alle studentesse della III A dell’IMS di Sessa - a. s. 1991-92- sul loro stesso ambiente di provenienza. La ricerca nasceva dal riscontro di una serie di difficoltà emerse nelle attività didattiche tra cui: un basso livello di acculturazione, carenze linguistiche e demotivazioni di fondo dell'impegno scolastico. Attraverso un questionario strutturato medianti indicatori quali: fonti di acculturazione, livello culturale della famiglia, livello economico della famiglia stessa e uso del tempo libero, cercammo di definire alcuni parametri dell'habitat socio-culturale delle studentesse. La ricerca ebbe anche un valore formativo sia come esperienza di indagine sia come consapevolezza di alcuni condizionamenti significativi ed esplicativi. Quella che riportiamo qui di seguito è una sintesi delle conclusioni sui risultati della ricerca stessa.

Le caratteristiche dell'habitat socio-culturale sono risultate pertinenti ad una cultura comprendente un livello di istruzione che è, per il padre di tipo medio-basso e, per la madre di tipo medio.

Il livello socio-economico è risultato invece di tipo medio alto.

Per quanto riguardo quello che si potrebbe definire un gradiente di acculturazione esso è risultato essere di livello medio basso. Ciò tenuto conto sia dei livelli di informazione sia per quanto riguarda l'uso del tempo libero distinto in attività di decisa evasione e attività formative.

Il quadro generale si completa con l'emergere di un significativo livello di conflittualità interparentale presente in oltre la metà dei casi.

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Il Sinodo della Diocesi di Sessa Aurunca (Caserta), promosso dal Vescovo Raffaele Nogaro nel 1990 rappresenta, nei suoi documenti, una fonte sociologica di sicuro valore, in quanto costituì un raro momento di lettura del territorio della Diocesi e della sua società (la Diocesi comprende il Comune di Sessa Aurunca ma comprende anche Mondragone che presenta, rispetto all’ambito sociale sessano, alcuni aspetti differenziali). Non è un caso che tale evento sia emerso non dal mondo laico e sia stato promosso da un potere culturale che, per estrazione, è sostanzialmente estraneo al modello culturale del territorio del Comune di Sessa Aurunca. Dalla documentazione estraiamo alcune pagine relative al Quaderno del Sinodo n. 1- 1990 (Commissioni Mentalità e costumi della nostra gente, La politica, L’economia e il Lavoro).

 

Rapporti Chiesa-potere politico locale

La storia dei rapporti tra Chiesa e potere politico nella nostra zona è tutta da scrivere e certamente presenterebbe risvolti interessanti. Per quanto riguarda gli ultimi anni si può dire che almeno fino al '60 vi è stata una certa omologazione nei rapporti tra Chiesa locale e potere politico nel senso che la Chiesa ha orientato in modo diretto e/o indiretto il consenso politico verso i partiti di potere. D'altra parte, a livello periferico e centrale il Clero diocesano ha usato la sua influenza principalmente per inserire i giovani, che davano affidamento, nel mondo del lavoro in sintonia con i politici locali. E questo uno schema costantemente presente nell'ambito di moltissima parte delle realtà meridionali ed è inerente ad un equilibrio di potere storicamente consolidato. Ma dopo gli anni '60 si rileva una certa autonomia dell'episcopato rispetto all'abituale conformismo politico. Le prese di posizione di Mons. M. Costantini e di Mons. R. Nogaro indicano una angolatura più critica rispetto al tradizionale immobilismo socio-politico. In realtà le forme dell'attività politica sono rimaste, nella nostra zona, sostanzialmente immobili (vedi cap. sulla Politica), anzi hanno accusato la perdita di rappresentanti locali a livello governativo, mentre nell'ambito della Curia sono state avvertite esigenze culturali e sociali più avanzate. E non è quindi un caso che l'iniziativa culturale più incisiva sui territorio, in questi anni, è stata attuata da un Vescovo: Mons. M. Costantini, con il recupero di buona parte del patrimonio monumentale religioso della zona. E non è neanche un caso che il progressismo del nostro Vescovo Mons. R. Nogaro stia dando una spallata all'indifferenza ed all'apatia mentale che articolano le realtà sociali - ed anche religiose - nella Diocesi, costituendo una possibilità di intervento che viene offerta a tutti coloro che credono nel cambiamento di là da ogni abitudinaria ordinaria amministrazione.

Religiosità

Per questa ricerca, che ha interessato un campione abbastanza significativo della zona nord-occidentale della Diocesi, si può osservare quanto segue.

1) La percentuale dei fedeli che partecipano alla vita parrocchiale è abbastanza bassa.

2) Si nota la scarsa partecipazione (storica) dell'elemento maschile che, nei vari momenti, è addirittura 1/4 dell'elemento femminile.

3) Un approfondimento andrebbe fatto sul dato inerente la maggiore partecipazione nelle frazioni rispetto a Sessa-centro di fedeli senza titolo di studio.

4) Si rileva la bassa percentuale di fedeli aventi titolo di studio medio-alti.

5) Si nota come sia maggiore la partecipazione a cerimonie liturgiche a svantaggio di forme aggregative che richiedono un impegno personale.

6) I giovani fino a 35 anni partecipano scarsamente alla vita della Chiesa. Pare si possa dire che l'identikit che emerge da questa ricerca, anche con tutte le approssimazioni del caso, non è certo molto positivo.

Cenni sui comportamenti e la mentalità.

Relativamente al tipo di religiosità esistente nella nostra zona un primo fatto da considerare è l'elemento intenzionale che accompagna l'atto religioso. Si riscontra, in tal senso, la prevalenza di un devozionismo con finalità utilitaristiche ed una visione magico-sacramentale per cui il divino viene strumentalizzato alla soddisfazione dei bisogni individuali. Persistono nella nostra zona, e convivono con la devozione, usanze di chiara origine pagana o legate alla magia (a tale proposito è da segnalare in Sessa-centro la notevole attività di alcune fattucchiare - l'uso di mettere nella bara oggetti personali del defunto - gli abitini di protezione personale ecc.). Si constata anche che l'osservanza religiosa viene spesso sentita con senso di estraneità; si avverte, da parte di molti fedeli, la mancanza di una identità religiosa che consenta di sentirsi parte di un tutto. (E ciò spiega, in parte, il successo dei Testimoni di Geova che offrono una religiosità legata ad un preciso attivismo). E d'altra parte si nota anche come ci si senta di partecipare quando viene sollecitato l'elemento emotivo sacrale-tradizionale.

Nota sulla famiglia, sulla donna e sui giovani

- Anche nella nostra zona la famiglia assume le connotazioni tipiche di quella che si può definire una cultura laicizzata, tipica della società industriale. È questo un aspetto non generale ma che è in via di generalizzazione, convivendo, quasi sempre in modo conflittuale, con il modello culturale tradizionale. Ciò vuol dire che il processo di modernizzazione della famiglia non ha indebolito il valore di questa nella mentalità delle nostre genti, anzi la famiglia resta in moltissime realtà un valore di riferimento importante nei comportamenti sociali, arrivando ad essere, in certe situazioni, un rifugio rispetto al negativo della realtà esterna. Va quindi constatato l'esistere di una conflittualità generazionale nell'ambito familiare e ciò in particolare nella famiglia decentrata dove l'educazione e le scelte dei figli, in buona parte, vengono determinate fuori dalla famiglia. Inoltre la conservazione ad oltranza della tradizione può generare spesso rapporti interfamiliari drammatici.

- Per quanto riguarda l'area giovanile è solo nel '68 che i giovani irrompono nella scena sociale costituendosi come soggetto di bisogni socioculturali e politici. Nella nostra zona, invece, questo accadimento è stato vissuto direttamente da poche persone, la maggioranza, invece ha subito, inconsapevolmente o non, l'onda contestataria dopo molti anni, ai giorni nostri, si può dire.

Di contro c'è però il fatto che in gran parte del nostro territorio non vi è una maggioranza di giovani allo sbando ma vi è una certa disponibilità, almeno in certe comunità, all'impegno sociale. Ovviamente la disoccupazione e la mancanza di strutture per il tempo libero rendono questi giovani disponibili per le devianze che pure esistono in molte zone della Diocesi, anche se in forma non epidemica. Andrebbe, poi, approfondito meglio il tema dei rapporti interfamiliari visto dalla parte dei giovani, i quali spesso denunciano una mancanza di sintonia culturale con la famiglia e la mancanza di informazioni formative. Ovviamente il tema è complesso ma si può dire che un ruolo importante spetta al tipo di livello culturale del nucleo familiare, anche se si rivela come pure a livello di famiglie colte lo sviluppo dei conflitti sfoci in vere e proprie psicopatologie. Relativamente al rapporto giovani/Parrocchia, questo è spesso in crisi per la mancanza numerica di sacerdoti da dedicare a questo settore che pure è abbastanza importante. Qualche volta la mancanza di un punto di riferimento nella vita religiosa diocesana crea un certo fazionismo nelle aggregazioni.

- Subordinazione e pregiudizi caratterizzano la condizione femminile anche se, di fatto, in modo diretto e/o indiretto il contributo della personalità femminile è determinante ai vari livelli sociali, nella nostra zona. Le donne aumentano la loro presenza in campo lavorativo e ciò non avviene senza problemi, sia per la donna stessa che per la famiglia. Spesso, infatti, la donna che lavora paga questa sua emancipazione con l'essere soggetta ad un doppio lavoro con conseguenze psicofisiche non sempre positive. Vi è quindi, nella nostra zona, un conflitto, del resto come altrove, relativo ad una problematica: se il ruolo principale della donna debba essere quello familiare e se alcuni problemi, emergenti in campo socioculturale, siano da addebitare all'indebolimento dei legami familiari in modo conseguente al diverso ruolo assunto dalla donna. In realtà tutto ciò indica che il modo di intendere la famiglia si muove verso un diverso ordine di rapporti secondo la dinamica di una società in via di lenta trasformazione quale quella locale. In ogni caso la Chiesa partecipa al processo di emancipazione della condizione femminile coinvolgendo la donna in impegni nella liturgia, nella catachesi, nell'azione caritativa e nell'accesso alla cultura teologica. Naturalmente una emancipazione socioculturale orientata secondo un autentico vissuto religioso potrebbe contribuire a rendere più armonici certi contesti sociali.

La tradizione

Nella nostra zona la tradizione assume un rilievo particolare. Basti pensare alle numerose feste patronali della Diocesi in cui si ripetono gesti e riti vecchi di secoli. Ed a questi valori non è estraneo il mondo giovanile. Certo vi sono state e vi sono conservazioni e deviazioni ma, viene rilevato da più parti, vi è, in embrione, il realizzarsi di un tentativo di nuova inculturazione rispetto ai valori tradizionali ed alla fede. Ma di contro a queste tensioni progressiste, però, si constata il permanere di una diffusa stagione socioculturale che trova, nel campo politico ad esempio, il clientelismo come uno dei suoi aspetti fondamentali. Tale fenomeno, di derivazione familistica, originato anche dallo storico conformismo socio-politico locale, sembra inficiare le possibilità sia di iniziative individuali che lo sviluppo di attività collettive anche di pubblico interesse. Di fatto, spesso il cittadino esce sconfitto dai giochi di potere e delle correnti, quasi in un ambito definibile come oligarchico. La Chiesa stessa, su tale piano, potrebbe operare positivamente in senso liberatorio. La famiglia anche, pur se soggetta a vari tipi di conflitti, potrebbe svolgere un ruolo di decondizionamento importante se non restasse legata tenacemente a certi comportamenti utilitaristici, specie nella periferia rurale. Tradizionalmente, poi, cresce la disoccupazione per cui i giovani sono costretti ad arruolarsi nelle varie armi e ad emigrare. Esiste, quindi, un tipo di emigrazione intellettuale per cui i diplomati ed i laureati si spostano verso il nord in cerca di occupazione. E ciò in contrasto con le potenzialità occupazionali offerte dalla vocazione turistico-ambientale del nostro territorio. Fuori dalla tradizione, poi, si collocano, fortunatamente, alcune aggregazioni sociali con scopi di promozione umana ed artistica che stanno ad indicare un possibile superamento dell'esasperato individualismo tradizionale, il quale è più persistente là dove sono più vivi i valori della società contadina e dove i soggetti non riescono ad inserirsi in progetti di azione comunitaria. Da qualche tempo sembra che i giovani abbiano modificato i tradizionali modelli di riferimento: da quello del professore, funzionante fino a qualche tempo fa, a quello del tecnico moderno o al libero professionista ma, in ogni caso, sempre verso una connotazione di ostentazione consumistica.

Ed anche in tale ambito si nota come sia attiva più che mai l'azione di veri e propri clan politico-familiari. Di contro anche nella nostra zona si sta sviluppando una nuova sensibilità, quella ecologica, che pur se non completamente assimilata per il suo portato autentico (sempre nell'utilitarismo si resta), è pur sempre un passo avanti verso l'esigenza di una diversa qualità della vita.

Nell'ambito tradizionale, poi, si colloca il folklore locale il quale sembra avere la funzione di trasmettere determinati valori. In tale ambito ci si auspica che venga sviluppato un certo qual senso critico in modo da non accettare passivamente la tradizione folklorica ma che questa venga dialettizzata in modo da farle acquistare un valore formativo e facendo in modo che i valori, le attitudini, le credenze ed i comportamenti, inerenti la nostra originaria cultura contadina, siano correttamente collocati, sia storicamente sia come diffusa cultura popolare, autenticamente padrona di se stessa.

L’economia e il Lavoro

L'economia dell'area sessana giace, praticamente da sempre, in uno stato di anacronistica arretratezza, sia dal punto di vista del rafforzamento delle potenzialità attualmente esistenti, sia dal punto di vista di una politica economica proiettata all'investimento. Il disagio del nostro territorio è lo specchio fedele di una situazione di malessere generale e che trova principalmente riscontro nel modus vivendi del cittadino di Sessa, ad esempio, che è generalmente chiuso su tutto ciò che è rinnovamento della mentalità e/o apertura ad iniziative di ampia visione economica. Di contro è necessario farsi parte attiva nel processo di valorizzazione delle risorse naturali esistenti, mai tenute nel debito conto, o che forse si è temuto di sottrarre al patrimonio rigorosamente custodito in una realtà locale che nulla o poco cede al progredire dei tempi. L'agricoltura resta ancorata a schemi ormai superati, che ne ritardano lo sviluppo propriamente mercantilistico, riducendosi pertanto ad attività subalterna a livello di impresa a conduzione familiare. L'urbanesimo, negli ultimi anni cresciuto generando fenomeni di senilizzazione, con l'accentuarsi dell'improduttività. Del resto nella mentalità contadina locale l'idea cooperativistica trova ostacoli decisi, allo stesso modo non esiste un'imprenditoria giovanile che troverebbe incentivi vari, nei vari Enti, nel suo sviluppo. Ed il discorso economico investe anche il settore turistico. I Comuni del litorale Domizio, tra cui Sessa, sono interessati ad un massiccio insediamento di edilizia per vacanza ma, si nota, fin dal suo nascere, il fenomeno insediativo, salvo un aumento -contenuto - degli addetti al commercio e ad altre attività ricettive, non ha modificato sostanzialmente la condizione economica territoriale che resta legata all'agricoltura. Un punto è certo: a Sessa Aurunca, ad esempio, il commercio ed altre attività connesse non hanno risentito beneficamente del vento economico spirante da Baia Domizia, sulla quale si era tanto scommesso ed investito. Se poi, dal campo dell'economia si passa a quello del lavoro ecco che si evidenziano storiche piaghe: clientelismo, indifferenza politica, rassegnazione al problema lavoro. Sono queste le sentenze che minacciano i 9264 giovani disoccupati dei cinque Comuni costituenti la Diocesi, su una popolazione di ca. 65.000 abitanti con una percentuale del 12 %, che è abbastanza alta. E la maggiore percentuale di disoccupati è quella dei giovani con titolo di studio superiore. E numerosi sono i giovani costretti a vendere i loro ideali a politici approfittatori. Ciò che lascia, quindi, sconcertati è l’assoluta carenza di progetti occupazionali di lunga gittata, espressione di una cultura politica che non è capace di avere alcuna forza progettuale.

(La Commissione: Fusciello Maria, Verrengia Attilia, Tufano Michela, Patrone Gennaro, Filippelli Giancarlo- Esperti: Marchegiano Antonino e Antonio Vellucci)

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Nell'ambito delle attività extracurriculari connesse con l'insegnamento di Storia e Filosofia - Classe IV C - anno 1996-97 - Liceo Scientifico "E. Majorana" di Sessa Aurunca (Caserta) organizzammo una ricerca strutturata relativa alla Cultura del magico nelle zone di provenienza degli studenti. Alla fine della ricerca durata alcuni mesi fu raccolta una discreta mole di documenti tra interviste, colloqui e registrazioni video. Si riporta qui di seguito una sintesi della relazione finale.

La cultura del magico

Secondo sondaggi effettuati nel territorio compreso tra San Carlo di Sessa, Piedimonte di Sessa, San Clemente, San Castrese, Casale di Carinola e Cellole è emersa una cultura del magico pertinente ai seguenti temi.

A) Licantropia- Si tratta di una affezione assai rara di natura isterica; gli individui colpiti da questa malattia, in determinate condizioni, che di solito coincidono con le fasi di luna piena, si sentono spinti a simulare vagamente il comportamento e l'ululato di un lupo. A questa malattia si connettono anche alcune credenze religiose secondo cui certe persone possono o per propria natura o per magia trasformarsi temporaneamente in lupi.

B) Credenze popolari e stregonerie. 1) Mazzamauriegli: sono le anime dei bambini morti prima di essere battezzati. Appaiono, in genere, alla padrona di casa in abiti rossi. Se la famiglia risulta simpatica al Mazzamaurieglio questi l'aiuta nei lavori domestici, altrimenti insidia la casa e procura disgrazie. 2) Janare. La tradizione ce le presenta come creature dalle sembianze femminili, giovani o anziane. Nascono sempre nella notte di Natale. Durante le notti si introducono misteriosamente nelle abitazioni passando attraverso le fessure delle finestre. Raggiungono il dormiente e, utilizzando oscuri poteri, portano la persona ad uno stato di profonda agitazione. Per evitare che tutto ciò accada sono stati ideati vari sistemi di difesa, tra cui il sacchetto di sabbia poggiata sulla parte superiore della finestra.

C) Superstizioni e riti propiziatori. Per superstizione si intende la credenza che nelle cose materiali esistono dei poteri soprannaturali che possono influire negativamente sulla vita degli uomini. Anche semplici gesti o certi eventi possono causare influssi malefici come: lo specchio rotto, il pane rovesciato sul dorso, il gatto nero, il sale rovesciato, l'ombrello aperto in casa, la rottura del fiasco d'olio, cappelli o fiori o soldi poggiati sul letto, inciampare sulla soglia di casa, scendere dal letto col piede sinistro, udire il verso degli uccelli notturni. I possibili rimedi sono: gli inciarmi, cornetti, gobetti, ferri di cavallo, abitini, fatture.

D-Magia nera. Usata per fare del male al prossimo presumendo di ricorrere ai poteri del maligno. Questa magia è esercitata da maghi, maghe e streghe che operano attraverso fatture, malocchi, bamboline woodoo. Spesso la magia nera diventa una vera espressione di anti-culto, indirizzata a far diventare i propri adepti servi di Satana. Le messe nere rappresentano l'apice della liturgia di questa magia.

E-Magia rosa. Questa viene utilizzata in campo sessuale. Il mago prepara filtri, incantesimi e legature per soggiogare la volontà delle vittime a quello dello/a spasimante. E' questo il ramo della magia dove si fanno gli affari più lucrosi.

F-Magia bianca. Si tratta di riti diretti a propiziare la salute il lavoro e altre attività tramite amuleti e talismani.

G-Divinazione. E' questa l'arte di predire il futuro attraverso l'astrologia, la cartomanzia, la chiromanzia. L'espressione più grave della divinazione è la negromanzia o spiritismo, ossia il ricorso agli spiriti dei morti per parlare con loro e per svelare il futuro.

Si può notare che tutte queste credenze, riepilogate nella precedente esposizione, lungi dallo scomparire, col passare degli anni hanno vissuto una loro esistenza segreta nascosta nella tradizione e negli usi popolari, adattandosi di volta in volta alle nuove circostanze economiche e culturali. Se ci chiediamo quali sono le ragioni che fanno ancora sopravvivere credenze così arcaiche, si può affermare che si tratta di persistenze culturali ancora diffuse in larghi strati sociali ancora oggi. Certamente l'incertezza delle prospettive concernenti il futuro, le pressioni esercitate sugli individui da parte di forze naturali e sociali non controllabili, la carenza di forme di assistenza sociale, l'asprezza della fatica nel quadro di un economia agraria arretrata e la mancanza di comportamenti razionali efficaci, mediante i quali fronteggiare i momenti critici dell'esistenza, costituiscono condizioni che favoriscono il persistere delle pratiche magiche. Questo accade in tutte le sfere sociali, tra giovani, adulti o anziani, ricchi o poveri: nella cultura di queste classi sociali vige ancora il potere dell'occulto.

(Anziano Paola, Branco Fabio, Caso Carmela, Cecchini Giuseppe, Cimino Ida, Compasso Mariangela, Confietto Virginia, D’Arienzo Patrizia, Di Gregorio Graziana, Di Sarno Francesco, Forgetta Emanuele, Lepore Pasquale, Musella Massimo, Martone Roberto, Orefice Fiorentina, Palazzo Maria Grazia, Perretta Alessandro, Palladino Giovanni, Spinosa Grazia, Stabile Daniela, Simoniello Vincenzo)

(Relazione finale a cura di Ida Zuccheroso e Alberto D'Ari per conto di Forum)

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Oltre le ricerche fatte in ambito scolastico extracurriculare, cui abbiamo accennato perché riguardanti direttamente il tema del presente libro, vi è una altra serie di indagini realizzate negli anni presso l’Istituto Tecnico Statale "G. Florimonte" di Sessa Aurunca (Caserta) il quale si avvale anche di una attrezzato centro di elaborazione dati. Quelle che citiamo qui di seguito sono alcune delle tante ricerche realizzate.

1990- Contributo ad una analisi: l’intolleranza razziale. Basata su un questionario di 21 items la ricerca evidenzia la presenza di margini di pregiudizi e di intolleranza in un’area di temi che comportano oscillazioni che vanno dal 2,5 % al 49 % con aree di indecisione fino al 44 %.

1990- Contributo ad una analisi della condizione giovanile. Il questionario è strutturato su 13 items e riguarda il ceto medio con nuclei familiari risultanti attestati sulle 4/5 unità. Gli interessi extrascolastici dei giovani risultano essere: la musica, passeggiare, praticare sport, TV e giornali. Gli interessi professionali sono rivolti all’ambito impiegatizio.

Dalle conclusioni:

....emerge anche un atteggiamento che risulta essere un insieme di bisogni radicali ma c’è anche un riscatto della soggettività ed una predilezione per la cultura del privato. Prevalgono valori di autorealizzazione in chiave personalistica, bisogno di aggregazione; in chiave di produttività sociale: famiglia-lavoro-impegno sociale; in chiave evasiva: divertimento e sport. Seguono ad una certa distanza, valori nell’ottica di produzione di senso: fede religiosa e moralità e di realismo sociale: il denaro...

1990- Analisi dell’orientamento al consumo. Questa ricerca cerca di definire le caratteristiche del consumatore-adolescente e si avvale di un questionario basato su 14 items semplici.

I risultati sono i seguenti.

.Viviamo in una società materialistica con una gran varietà di beni disponibili per vivere in modo più confortevole.

. Viaggiare, la sicurezza economica e la casa sono i principali ambiti delle aspirazioni.

. Cinema, paninoteca e discoteca sono le strutture principalmente frequentate.

. La pubblicità influenza metà del campione ma oltre la metà non è interessata al prodotto firmato.

. Solo il 21,6 % del campione non segue la moda.

. Malgrado le incombenze ecologiche oltre la metà del campione usa prodotti in bombolette a spruzzo.

. Il 20 % ca. del campione fuma e beve alcolici.

. Il 7/8 % del campione dichiara di fare uso di droghe e di psicofarmaci.

1992- Il valore salute negli anni ‘90. Si tratta di un sondaggio demoscopico realizzato dall’Istituto Tecnico in collaborazione col Dipartimento di Igiene Mentale della USL 13 di Sessa Aurunca. E’ un lavoro molto ben strutturato per quanto riguarda lo studio della situazione generale, le ipotesi ed i parametri di analisi. L’universo adolescenziale viene sondato rispetto a ciò che è informazione, comprensione e prevenzione: ciò che rappresenta pure le aree funzionali di partenza per la ripartizione dei 43 items del questionario. Viene pure usato un pre-testing per definire l’area del sondaggio.

Le conclusioni sono le seguenti che riportiamo integralmente.

I dati conclusivi emergenti dal lavoro di ricerca sperimentale condotto presso l'Istituto G. Florimonte di Sessa Aurunca, indirizzano all'osservazione ed al monitoraggio di alcuni fenomeni già in embrione nelle fasi preliminari della ricerca. Per il corretto sviluppo dell'adolescente, nella sua formazione complessiva, risulta indispensabile, in questo contesto storico-culturale, una dettagliata e permanente formazione relativa all'Educazione Sanitaria.

Esiste attualmente una grande difficoltà di comunicazione tra gli adolescenti e tra adolescenti ed esterni: il flusso di informazioni che essi sono in grado di ricevere realmente è minimo per una serie di carenze strutturali. Al mattino essi frequentano la scuola, ed il pomeriggio ritornano nei centri limitrofi dove l'interscambio tra coetanei è negato. L'adolescenza si prolunga oltre i limiti cronologici, mentre essi non hanno nessuna opportunità di esprimersi nel tempo libero.

L'obiettivo prioritario per i ricercatori è stato l'individuazione dei bisogni informativi in relazione al loro grado di conoscenza del bene salute, nell'ottica di una ben precisa programmazione di spazi flessibili adatti alle loro esigenze ed alla loro espressività.

Se le più recenti ricerche relative alle problematiche giovanili evidenziano che la principale fonte del disagio per i giovani è l'assenza di comunicazione in una fase molto delicata di passaggio dalla condizione infantile a quella adulta, perché non dare spazio alle esigenze che partono dagli interessati?

Ebbene, le nostre ipotesi di ricerca relative alla variabile sesso, scolarità dell'alunno, scolarità dei genitori sono state in linea di massima disconfermate. Infatti, sulla variabile sesso nelle domande 14, 24 e 28 vi è una profonda diversità in percentuale nelle risposte date dai maschi e dalle femmine. Le femmine danno poca importanza al bene salute, utilizzano la medica magica in percentuale maggiore e non danno molta importanza ad una corretta alimentazione. Si può ipotizzare, ma andrebbe verificato, che per le donne vi è una maggiore conflittualità del vissuto del proprio status femminile.

La seconda variabile presa in esame, ossia il diverso grado di scolarizzazione del campione, è stato anch'esso disconfermato. Infatti non sono emerse significative differenze sull'informazione tra studenti delle classi inferiori e quelli delle classi superiori.

La terza variabile relativa al grado di scolarizzazione dei genitori è stata anch'essa disconfermata. Evidentemente l'informazione non passa necessariamente attraverso lo status sociale e la cultura familiare.

Più in dettaglio, dall'esame delle tre aree emerge che l'informazione generale esiste, anche se confusamente. Essa va dunque incrementata e pilotata nella giusta direzione.

E' presente una comprensione del concetto di benessere su base percettiva-intuitiva, ma senza collegamento con l'esterno, cioè con l'organizzazione funzionale dei servizi del Sistema Sanitario Nazionale.

L'area prevenzione presenta vaste zone d'ombra. La prevenzione, anche se in piccola misura, si fa, ma rappresenta un modello assolutamente nuovo nell'ambito delle scelte relative alla propria salute: non si conoscono i servizi esistenti, né si sa a chi rivolgersi in caso di malessere non strettamente medicalizzato; meno ancora si ipotizzano alternative rispondenti alle proprie esigenze.

Se la prevenzione rappresenta l'obiettivo di un progetto educativo finalizzato al benessere, possiamo pensare di aver attivato attraverso la ricerca un canale di conoscenza e di riflessione.

1997- Inchiesta sulla tolleranza, convivenza e partecipazione. L’inchiesta è di tipo comparativo e si sviluppa attraverso un questionario, strutturato con l’ausilio del Dipartimento di Salute Mentale di Sessa Aurunca, destinato alle classi del triennio, ma anche tradotto e somministrato agli studenti dell’Istituto Transierra di Cordoba in occasione di un gemellaggio tra l’I.T.C. Florimonte e l’Istituto spagnolo. Riportiamo qui di seguito i dati conclusivi.

Differenze significative tra le risposte fornite dagli alunni italiani e spagnoli.

I nostri allievi hanno ricambiato ad inizio dell'anno scolastico 97/98, la visita agli amici spagnoli, a coronamento di un riuscitissimo gemellaggio caparbiamente voluto e brillantemente organizzato dalla dinamica prof.ssa Raffaella Letizia, docente di lingua e letteratura francese presso il nostro istituto.

Il soggiorno a Cordoba ha consentito ai nostri delle esperienze nuove ed interessanti sotto diversi punti di vista.

Tra una visita guidata ed una notte in discoteca è stato trovato anche il tempo per sottoporre il questionario agli allievi dell'I.E.S. Trasierra.

Le risposte fornite sono state elaborate nel nostro laboratorio, con modalità analoghe a quelle illustrate in precedenza. I dati sono stati posti a confronto con quelli relativi agli allievi italiani, ottenendo le tabelle precedenti.

A questo punto ci è sembrato opportuno rimarcare alcune tra le differenze più significative, tentando, in qualche caso, di interpretarne il senso:

Tolleranza

1) Gli studenti spagnoli evidenziano una maggiore consapevolezza relativamente al significato del termine tolleranza, che identificano come valore e ritengono che essere tolleranti non sia comunque una debolezza.

2) Sempre relativamente alla tolleranza gli Spagnoli sembrano più disponibili a parlarne in famiglia piuttosto che a scuola. Stranamente, però, sono gli Italiani ad avere sperimentato esempi più frequenti di tolleranza sia in famiglia che a scuola e tra amici.

3) Gli alunni italiani, inoltre, dichiarano, in percentuale notevolmente superiore rispetto ai colleghi iberici, di essere stati oggetto di intolleranza.

4) In conclusione, gli Spagnoli sembrano avere idee più chiare relativamente al concetto di tolleranza e ritengono di aver sperimentato in modo più concreto questo valore.

Convivenza

1) La differenza più significativa riguarda le esperienze dirette di convivenza con persone di altro paese, cultura e religione: gli Spagnoli sembrano averne fatto in numero maggiore rispetto agli studenti italiani. Questo risultato può essere interpretato alla luce degli eventi storico-culturali che hanno caratterizzato le due regioni di appartenenza dei giovani interpellati. Probabilmente sono da rilevare le maggiori incidenze della dominazione araba nella regione andalusa, rispetto a quelle delle dominazioni varie succedutesi nella nostra regione, e quindi una maggiore disponibilità al confronto culturale e alla condivisione dei valori comuni.

2) Degno di nota ci sembra anche il dato relativo alla domanda C6.

I ragazzi spagnoli ritengono, in misura maggiore rispetto ai giovani italiani, che la convivenza comporti comunque una limitazione della libertà individuale che, se si tiene conto della maggiore esperienza dichiarata in questo campo, potrebbe essere particolarmente significativo. Convivere, infatti, può realmente significare la rinuncia, almeno parziale, ad uno spazio personale, anche se l'esperienza, poi, nel complesso, produce un arricchimento reciproco.

Partecipazione

La differenza più significativa riguarda le risposte relative alle domande P3 e P5.

Gli studenti spagnoli dichiarano di essere maggiormente stimolati (61% contro il 37 %) alla partecipazione da parte della società.

Allo stesso modo gli Spagnoli si dichiarano maggiormente attivati nell'impegno politico e civile.

Questo risultato ci stimola a riflettere sull'atteggiamento spesso rinunciatario dei nostri giovani, ma anche sulla scarsa azione di coinvolgimento svolte dalle nostre agenzie socio-culturali che, specie negli ultimi anni della storia del nostro paese, hanno limitato la presenza giovanile e, di conseguenza hanno stimolato poco la partecipazione dei giovani ad attività sia politiche che sociali.

(Teresa Ardone, Claudia Izzo e Amato D’Arienzo)

7

Nell’anno scolastico 1996-97 nel programma di attività extracurriculari della classe IV C del Liceo Scientifico "E. Majorana" di Sessa Aurunca (Caserta)- Laboratorio di Antropologia Culturale- attivammo una ricerca sulle Credenze relative alla notte del due novembre. Anche in questo caso fu reperita una serie di interviste e di documenti video relativi al territorio compreso tra Cellole, Sessa Aurunca e S. Clemente. Qui di seguito riportiamo il testo di una intervista e lo specchietto riepilogativo finale della ricerca.

La notte del due novembre

L’obiettivo della ricerca è quello di studiare le tradizioni e le credenze riguardanti la notte del due novembre. Questo perché è importante capire come la mentalità dell’uomo che si affaccia al secondo millennio sia ancora legata a tradizioni del passato che spesse volte sono ignorate.

A. De C. età 57 anni, casalinga:

Si dice che la notte tra il primo e il due novembre i morti escano dalle proprie tombe e facciano una processione per poi ritornare al cimitero la sera del sei gennaio. Mi hanno raccontato che a mezzanotte del primo novembre un uomo abbia assistito alla processione dei morti senza rendersene conto. Questi aveva fatto tardi e incontrando gli uomini si unì a loro per non proseguire da solo. In prossimità della propria casa, chiese ad uno di quegli uomini una candela e questi gliela diede. Arrivato a casa andò a dormire e lasciò la candela sul comodino, ma al risveglio si accorse che era sparita e al suo posto c’era un dito.

La notte del due novembre

Elementi in comune

I morti fanno una processione che parte dal cimitero e termina in chiesa.

La processione si può vedere accendendo una candela fatta con il cerume dell’orecchio.

Durante la processione i morti accendono una candela.

I morti vanno nelle case in cui hanno vissuto per consumare la cena preparata dai familiari per vedere i propri cari.

Elementi diversificati

Durante la processione i morti dicono il rosario e quelli che non hanno la candela si accendono il dito.

I neonati non possono partecipare.

La processione dei morti si può vedere la notte di luna piena mettendo fuori un catino pieno di acqua e guardandovi dentro a mezzanotte.

Ci si può accertare della processione dei morti osservando le orme nel fango a terra.

(Anziano Paola, Branco Fabio, Caso Carmela, Cecchini Giuseppe, Cimino Ida, Compasso Mariangela, Confietto Virginia, D’Arienzo Patrizia, Di Gregorio Graziana, Di Sarno Francesco, Forgetta Emanuele, Lepore Pasquale, Musella Massimo, Orefice Fiorentina, Palazzo Maria Grazia, Simoniello Vincenzo, Spinosa Grazia)

(Elaborazione di Anziano Paola, Orefice Fiorentina e Lepore Pasquale)

8

Nel 1997 nell’ambito delle attività dell’Associazione Forum avviammo un progetto di conoscenza e di sviluppo del territorio del Comune di Sessa Aurunca. Uno dei primi documenti emersi da questa attività fu un sondaggio relativo alla conoscenza della parte collinare del Comune (Toraglie) e delle sue possibilità di sviluppo, relativamente ad un campione di giovani residenti nella zona stessa. Riportiamo integralmente questo documento abbastanza significativo.

    1. Pensa di conoscere bene le caratteristiche del territorio?
    2. SI 38,9 % --- NO 61,1 %

    3. Per la parte collinare del territorio sessano ritiene possibile uno sviluppo di tipo:

A. - Agricoltura industrializzata..2

B. - Agrituristico..1

C. - Ind. Trasf. Prod. Agr...2

D. - Nessuno sviluppo..4

E. - Non risponde..3

3. Conosce la normativa e le possibilità’ di finanziamento delle strutture

Cooperativistiche ?

Si 19,4 % --- No 80,6 %

4. Conosce le facilitazioni riguardanti L’imprenditoria giovanile ?

Si 58,3 % --- No 41,7 %

5. Conosce la normativa sull’agriturismo ? Si 41,6 % --- No 58,4 %

6. E’ interessato a lavorare nella propria zona? Si 61,1 % --- No 38,9 %

7. Sarebbe interessato a lavorare in una Coop Agrituristica locale?

Si 58,3 % --- No 41,7 %

8. Ritiene possibile strutturare nella sua zona percorsi per escursioni interpoderali ?

Si 72,3 % --- No 25 % -- Nessuna risposta 2,7 %

9. Vi sono ristoranti nella sua zona? Si 80,6 % --- No 19,4 %

10. Vi sono alberghi o pensioni nella sua zona ? Si 16,6 % --- No 83,4 %

11. Esistono nella sua zona prodotti tipici commercializzabili ?

Si 94,5 % --- No 5,5 %

12. Quali ? Vino, miele, castagne, olio, uva, olive, formaggi, salsicce, pomodori, ciliegie, ortaggi, frutta, carne, noci, pesche, salumi, funghi.

13. Investirebbe capitali nella sua zona ? Si 38,8 % --- No 61,2 %

14. Perché ? (solo in caso di risposta affermativa)

Per valorizzarla, per contribuire allo sviluppo locale, per diminuire

la disoccupazione, per sfruttare l’ambiente.

15. Sarebbe possibile nella sua zona reperire stanze in affitto per il fine settimana o per l’estate ?

Si 50 % --- No 50 %

16. Cosa andrebbe promosso e valorizzato nella sua zona ?

Agriturismo, turismo, agricoltura, allevamento, artigianato, ambiente,

patrimonio artistico, centri sportivi, discoteche, pubs..

(A cura di Stabile Daniela e Anziano Paola)

9

Nel 1991, presso l’I. M. S. "T. Da Sessa" di Sessa Aurunca (Caserta), nel contesto delle attività del Corso Integrativo organizzammo una ricerca piuttosto complessa sulle Visioni politiche del mondo nel Comune di Sessa Aurunca partendo dalla parte seconda del libro di P.A. Allum (1975) di cui abbiamo già parlato. Il tema che stavamo allora trattando con gli studenti era quello di verificare se, ad oltre 15 anni dalle ricerche di Allum, c’erano stati dei cambiamenti nella società sessana in quello che Gramsci definiva senso comune (Gramsci 1949 e Allum 1975)- ovvero la concezione del mondo quale si è venuta costituendo attraverso gli eventi storici, che riflette le problematiche della gente nella sua esistenza e il modo di porsi di fronte ai suoi problemi e di risolverli. Sulle conclusioni di Allum ci siamo già soffermati ampiamente nella prima parte del presente lavoro. Nel ‘91 ci sembrava estremamente interessante riprendere il tema suddetto in chiave, certo meno professionale, rispetto all’ampio lavoro di documentazione di Allum (che oltretutto, attraverso Verba, aveva anche intervistato persone di Sessa Aurunca tra cui Pietro L. impiegato comunale). Così partendo da una serie di indicatori quali:

- l’acculturazione

- la socializzazione

- il rapporto con i candidati alle elezioni

- le rappresentazioni dello Stato

- il rapporto tra lo Stato e il territorio

- le rappresentazioni della situazione politica locale

strutturammo un questionario attraverso cui sarebbe stato possibile avere alcuni parametri di riferimento rispetto all’ipotesi che dagli anni ‘70 agli ‘90 non si erano verificati significativi cambiamenti nelle visioni politiche del mondo nella zona in esame. La ricerca sarebbe stata utile anche per un confronto con il modello culturale che avevamo formulato a suo tempo (1977-1985) e che abbiamo delineato in precedenza.

Per il campione avevamo già in mano gli elementi metodologici che ci erano serviti per l’altra ricerca sul mondo giovanile (P. Stanziale 1993) ed a cui si rimanda per la parte metodologica. Si può comunque accennare al fatto che l’universo in questione riguardava una popolazione di ca. 18000 persone (ca. 23000 persone meno ca. 5000 giovani fino a 24 anni). Le fasce di età prescelte erano quelle 25-45 e 46-65 anni. Maschi 49 % - femmine 51%. Classi sociali: 9 % borghesia medio alta- 50 % classe media ( cl. media impiegatizia, piccola borgh. urbana, piccola borghesia agricola)- 41 % classe operaia ( cl. operaia agricola, classe operaia). Si cercò anche di tener conto della distribuzione sul territorio comunale degli insediamenti umani). Furono quindi somministrati ca. 700 questionari al campione in varie riprese (la gran parte prima della nuova legge elettorale), in anni successivi ed anche attraverso volontari al di fuori della istituzione scolastica fino a che non si arrivò ad una elaborazione ed alle tabulazioni nel 1997 presso il Liceo Scientifico Statale "E. Majorana" (attività extracurriculari relative al Laboratorio di Antropologia Culturale). Il risultato della ricerca, di cui riportiamo una parte del tabulato generale con alcuni incroci, confermò, per vari aspetti, pur in un quadro di contraddizioni e di complessità, le ipotesi di partenza e le analisi degli anni precedenti:

-un tendenziale immobilismo

-un non apprezzabile indice di acculturazione

- passività sociale

-forme di socializzazione riportabili ancora, per vari aspetti, ad un ambito comunitario di tipo rurale

-svalutazione della politica come tale

-fatalismo ed ineluttabilità del particolarismo

-sostanziale e rassegnata accettazione dei valori dominanti.

Ma anche la necessità di una maggiore presenza dello Stato nel territorio e di una effettiva tutela degli interessi della gente. Con ciò indicando pure la vischiosità di un modello culturale caratterizzato da una non precisamente delineata processualità emancipativa e la naturale tendenza generale ad adeguare alle proprie rappresentazioni le sollecitazioni del generale processo di modernizzazione della società .

 

RICERCA Visioni politiche del mondo

SESSA AURUNCA (Caserta) 1991-1997

*Fonti di amicizia (graduatoria):

Casuali: 3

Parenti: 2

Amici di infanzia: 1

Associazioni, circoli: 6

Nessun amico: 7

Vicini di casa: 5

In ambito lavorativo: 4

*Partecipazione ad organizzazioni sociali (graduatoria)

Circoli ricreativi: 1

Partiti politici: 3

Associazioni sportive: 2

Sindacati : 6

Associazioni profess.: 5

Nessuna partecipaz.:4

*Pratica religiosa:

----------------------SI-------- NO -------ALTRO

-Messa Domenicale...20,20 %....79,80 %.....1,00 %...100

-Altro..............56,31 %....43,69 %...100

*Lettura:

-Legge un quotidiano tutti i giorni?

cl. m/a. si 59,71 % no 40,29 % 100

cl. m. si 51,62 % no 60,31 % 100

cl. op. si 35,10 % no 64,90 % 100

-Legge settimanali?

cl. m/a. si 61,31 % no 38,69% 100

cl. m. si 60,58 % no 39,42 % 100

cl. op. si 48,11 % no 51,89 % 100

-Quale/i ?

Gente, Oggi, Cronaca Vera, Europeo, Visto, Gioia, Amica, Famiglia Cristiana, Panorama, Espresso

-Legge stampa di partito?

cl. m/a. si 28,57 % no 71,43 % 100

cl. m. si 21,51 % no 79,49 % 100

cl. op. si 10,11 % no 89,89 % 100

-Legge riviste specializzate?

cl. m/a. si 26,57 % no 73,43 % 100

cl. m. si 27,13 % no 72,87 % 100

cl. op. si 15,38 % no 84 ,62 % 100

-Legge libri?

Più' di uno al mese 22,50 %

Uno al mese 10,71 %

Uno ogni tre mesi 19,64 %

Uno ogni sei mesi 7,14 %

Uno all'anno 38,28 %

Nessuno 1,73 %

-----------100

*Televisione

-Quanto tempo guarda la televisione?

--------------------------cl. m/a.---- cl. m.----- cl. op.

Meno di tre ore al giorno..55,35 %.....51,32 %....71,35 %

Più' di tre ore al giorno..35,71 %.....48,68 %....28,65 %

Non dichiarato..............8,94 %.....00,00 %....00,00 %

--- --- ---------------------100.........100........100

-Preferenze (graduatoria)

Divulgazione scientifica cl. m/a. 4- cl. m. 4- cl. op. 3

-------------------Films cl. m/a. 2- cl. m. 2- cl. op. 1

--------------elenovelas cl. m/a. 3- cl. m. 3- cl. op. 4

---Attualità - Dibattiti cl. m/a. 1- cl. m. 1- cl. op. 2

* La politica, il consenso elettorale, lo Stato:

-La politica è appannaggio:

Delle persone istruite 16,07 %

Dei ricchi 8,92 %

Di chi sa fare gli affari 30,35 %

Di una certa categoria di persone 25,00 %

Di tutti 19,66 %

-----100

-Ritiene importante conoscere personalmente un candidato alle elezioni?

S I 71,42 % NO 28,58 % 100

-E' importante conoscere il programma di un candidato alle elezioni?

SI 89,28 % NO 10,72 % 100

-Un candidato deve essere competente di amministrazione in generale?

SI 83,92 % NO 16,08 % 100

-Basta che il candidato abbia buon senso?

SI 39,28 % NO 60,72 % 100

-Le promesse dei candidati sono:

Corrette esposizione delle intenzioni 29,52 %

Necessarie bugie 46,42 %

Servono a far conoscere il candidato 24,06 %

--- 100

-I candidati:

Mantengono sempre quello che promettono 8,94 %

Non mantengono mai il promesso 33,14 %

Fanno in parte ciò che promettono 57,92 %

---100

-Lo Stato si identifica con:

I partiti 19,64 %

I politici al potere 44,64 %

I ricchi 3,57 %

Gli industriali 10,71 %

Con la Repubblica costituita dai cittadini 21,44 %

-------100

-Bisogna avere fiducia nello Stato?

SI 62,50 % NO 37,50 % 100

-Con il voto si può' cambiare lo Stato?

SI 55,37 % NO 44,63 % 100

-Nella sua zona lo Stato è presente in modo:

Efficiente 1,78 %

Funzionale 16,07 %

Insufficiente 44,65 %

Assente 37,50 %

------100

-In rapporto a varie necessità pensa che la raccomandazione politica sia:

Indispensabile 55,35 %

Aiuta 41,07 %

Non necessaria 3,58 %

-----100

-Trovare lavoro è:

Facile 1,78 %

Difficile 91,07 %

Non so 7,15 %

-----100

 

-Hai un amico con problemi sociali, cosa consigli?

Iscriversi ad un sindacato 7,14 %

Impegnarsi personalmente 45,07 %

Ricorrere ad amici influenti 27,21 %

Rivolgersi a un politico 8,94 %

Non saprei consigliarlo 11,64 %

------------------------100

-Dell'attuale situazione politica della tua zona pensa che sia:

Soddisfacente 14,28 %

Insoddisfacente 67,85 %

Non so 17,87 %

------100

-Nel caso sia insoddisfatto politicamente pensa che

una sua iniziativa potrebbe influire in qualche modo?

Si 19,64 %

No 50,00 %

Non so 30,36 %

----100

-Pensa che i suoi interessi siano attualmente rappresentati e tutelati politicamente?

Si 5,35 %

No 78,57 %

Non so 16,08 %

---100

-Con l'attuale sistema elettorale pensa che i cittadini siano rappresentati in pieno politicamente?

Si 7,14 %

In parte 72,00 %

No 17,86 %

Non so 00,00 %

----100

 

10

A conclusione di questa parte vogliamo riportare alcuni stralci conclusivi di una articolata ed approfondita ricerca del CENSIS (1998) svolta sul Mezzogiorno, in generale, e nell’area campana, rintracciabile su Internet. Questa ricerca conferma, nella sostanza, il quadro emerso da quanto esposto rispetto la società civile nel Mezzogiorno e sessana: nella seconda parte del presente lavoro per il confronto col modello culturale delineato; nella presente parte per le risultanze generali della analisi quantitativa.

......Gli intervistati hanno individuato i fattori socioculturali presenti all’interno della società campana che maggiormente incidono sulle sue potenzialità di sviluppo. Nell’ordine di importanza essi risultano essere:

-l’indifferenza nei confronti delle leggi dello Stato

-la ricerca di rendite (pensioni, posti di lavoro pubblici, ecc.)

-l’attesa di iniziative statali

-il rigetto della competizione vigente sul libero mercato a favore di una mediazione personalistica

-il distacco dalle istituzioni

-la scarsa propensione all’imprenditorialità (anche se nei fatti esiste una imprenditorialità deviata).

.....Vi è una interrelazione tra l’attendismo nei confronti dello Stato e il distacco dalle istituzioni. Uno Stato da cui ci si aspetta troppo (atteggiamento questo diffuso soprattutto tra le fasce giovanili) non può che deludere; la delusione delle aspettative (di sviluppo o semplicemente di erogazione di rendite) poi porta al distacco dalle istituzioni e all’entrata nella piccola o grande illegalità. ...

.....A questi fattori vengono aggiunti altri da parte degli intervistati. Uno di essi è l’interiorizzazione del patronage: in una situazione in cui il personalismo fa si che non tutti siano uguali davanti alla legge e alle istituzioni, si radica la convinzione che il protettore, la figura influente a livello locale o nazionale con cui si stabiliscono rapporti personali, sia assolutamente necessaria per ottenere non solo ciò che spetterebbe di diritto, ma anche ciò che non si avrebbe il diritto di chiedere. ...

 

Nota: le ricerche, la scuola, la società, il territorio.

Gran parte delle ricerche di cui si è parlato sono state svolte in ambito di attività scolastiche extracurriculari. Tale fatto va puntualizzato nella prospettiva generale della costruzione di un produttivo rapporto Scuola- Società locale.

Fare ricerca sociale in ambito scolastico è formativo nella misura in cui l’Istituzione Scuola viene a verificare la sua capacità di leggere e di rapportarsi con una insieme di aspetti e di emergenze sociali, rispondendo con ciò ad uno dei suoi presupposti istituzionali e programmatici.

In particolare la ricerca sociale, in una società che presenta varie aree di disgregazione sociale come quella del Mezzogiorno, assolve anche al compito di cercare di capire le dimensioni e le cause della disgregazione sociale stessa come presupposto indispensabile per la possibile costruzione di una coscienza sociale giovanile.

 

 

 

Bibliografia essenziale

F. Ferrarotti, 1998, Lezione magistrale di commiato, Università La Sapienza, Roma

F. Ferrarotti, 1996, Manuale di Sociologia, Laterza, Bari

A. Gramsci, 1966, La questione meridionale ( a cura di F. De Felice e E. Fubini), Ed. Riuniti, Roma

A. Pizzorno, 1976, nel classico E. C. Banfield, 1976, Le basi morali di una società arretrata, a cura di D. De Masi, Il Mulino, Bologna e, naturalmente l’imprescindibile E. C. Banfield, 1961, Una comunità del Mezzogiorno, Il Mulino, Bologna

A De Jaco (a cura), 1972, Inchiesta su un comune meridionale: Castelvolturno, Ed. Riuniti, Roma

P. Villani, 1962, Mezzogiorno tra riforme e rivoluzione, Laterza, Bari

R. Villari, 1961, Mezzogiorno e contadini nell’età moderna, Laterza, Bari

G. Gribaudi, 1980, Mediatori. Antropologia del potere democristiano nel Mezzogiorno, Rosemberg & Sellier, Torino

F. Barbagallo, 1994, La squilibrata modernità del Mezzogiorno d’Italia, Einaudi, Torino

I. Sales, 1993, Leghisti e sudisti, Laterza, Roma-Bari

-Per le ricerche svolte dall’autore i riferimenti bibliografici essenziali sono i seguenti.

-ISTAT, Indagine multiscopo 1987-88

-Indagine IARD 1988-1993

-Indagine IREF 1989

-Indagine SWG Trieste 1990

-ISTAT, Regioni in cifre 1991

-Indagine CENSIS 1992

-Annuario statistico campano 1992 -1997

-Ricerca CENSIS 1992

-Indagine MAKNO 1993

-CENSIS, 1998, Legalità e Mezzogiorno, www.censis.it

 

F. Di Iorio, 1974, Elementi della teoria dei campioni per la ricerca sociale, Elia, Roma

G. Statera, 1974, Le rilevazioni campionarie, Bulzoni, Roma

R. Panizzi, 1977, Il concetto di indicatore, Coop. Lib., Roma

P. Guidicini, 1991, Nuovo manuale della ricerca sociologica, Il Mulino, Bologna

B. Giardina, 1985, Manuale di statistica per aziende e ricercatori, Il Mulino, Bologna

A. Marradi, 1987, Concetti e metodo per la ricerca sociale, La Giuntina, Firenze

M. Palumbo, 1991, Problemi di metodologia della ricerca sociale, Ecig, Genova

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