1- Introduzione 

Per quali motivi Sessa Aurunca, come gran parte delle aree del Mezzogiorno, è rimasta e rimane ai margini di quello che viene chiamato il ciclo modernizzante?

Perché il modello culturale locale non è in grado di processualizzarsi in una cultura del cambiamento? Perché sono riscontrabili forme di disgregazione sociale nell’agire sociale e politico? Perché emergono forme frammentarie di sviluppo senza il coagulo in una prospettiva organica di progresso? Perché è possibile parlare di un modello culturale omologante e, dialetticamente, di anomalie? Perché nella pubblicistica locale talvolta emerge il tema del disagio sociale nelle sue varie dimensioni?

Le note che seguono cercano di configurare un disegno concettuale, un itinerario sintomale e una trama oggettiva di dati, dal cui contesto è possibile tracciare i contorni di un quadro in qualche modo esplicativo.

Ecco quindi matrici di dati, risultati di ricerche, un approccio analitico articolato tra spunti sociologici e spunti antropologico-culturali e, infine, una appendice di riflessioni relative ad alcuni temi di sociologia politica ed economica non estranee ad un generale ambito pedagogico. Il profilo dei dati ha una sua evidente significatività e propone soglie, livelli e andamenti. Le ricerche, nei loro risultati, sono strettamente correlate all’analisi di cui tendono a convalidare le ipotesi o gli assunti. L’analisi stessa, nell’avvalersi di in una varietà di indicatori, mira ad una lettura interpretativa non esaustiva ma comunque significativa e sollecitante dei processi sociali.

In ogni caso il presente scritto è il risultato, pensiamo evolutivo, di vari spunti presenti in nostri scritti precedenti.

Un contributo sempre troppo tardivo rispetto alla urgenza di comprensione dei processi che caratterizzano nel bene e nel male le aree di un Mezzogiorno che va visto ormai in una prospettiva europea soprattutto nelle sue realtà sociali decentrate come Sessa Aurunca: area, questa, che pure si presenta con caratteristiche straordinarie dal punto di vista delle specificità storico-ambientali e la cui arretratezza di sviluppo può arrivare paradossalmente a costituire, come forma di preservazione, una reale occasione democratica di sviluppo socio- economico se non coniugata con la speculazione, con situazioni ecoincompatibili (di cui pure esistono realtà fortunatamente circoscritte) o con una assunzione tradizionale della sfera d’azione dei poteri istituzionali con la corrispondenza di una frammentaria e deficitaria elaborazione culturale e politica della società civile.

Il pessimismo della ragione (storica) in tale ambito di valutazioni è ineliminabile e d’altra parte il sottosistema politico (come altri sottosistemi) non può supplire il portato della storia....

D’altra parte per Sessa Aurunca, come per altre aree similari del Mezzogiorno, il ‘900 è stato, parafrasando Hobsbawm, un secolo contratto, in cui, al quadro, pur frammentario, delle realizzazioni nel periodo fascista e boschiano, si è accompagnato l’emergere di punte regressive nella parte terminale del secolo contestualmente ad una situazione di marginale e contraddittorio sviluppo.

In ogni caso, nella possibile delineazione di una antropologia storica locale, da rapportare al quadro più ampio delle analisi sul Mezzogiorno e sul Meridione, nell’area europea, è ineliminabile l’emergere di una dialettica tra l’esistente ed un non utopico possibile, pertinente alla parte terminale del presente lavoro. Non bisogna avere remore ad essere di parte, se si tratta di istanze ancora illuministiche, ma in quel senso habermasiano che colloca la prospettiva del superamento dei soggettivismi e degli utilitarismi in una pratica culturale basata su una ragione comunicativa che l’ottimismo di una pur inevitabile volontà non può non auspicare.

Le pagine che seguono vogliono essere un contributo all’analisi dell’esistente, a questa dialettica, a questa pratica.

L’autore.